Bond: l’Argentina c’è, ma i creditori litigano e frenano la trattativa

La vecchia guardia dei «Fondi Avvoltoio» abbraccia la linea dura: vogliono tutto e non hanno fretta d’averlo. I «me too», invece, sono disposti ad accettare un pagamento a rate, purché avvenga subito. Negoziati e cedole restano bloccati, nonostante la bendisposizione della Casa Rosada

Bond Argentini: l'ok di Macri c'è, sono i creditori che ora dubitano. (foto: Pangea News)

Bond Argentini: l’ok di Macri c’è, sono i creditori che ora dubitano. (foto: Pangea News)

Buenos Aires – Dopo otto anni di litigio legale e un aumento delle ostilità negli ultimi 24 mesi, si credeva che la mano tesa dal nuovo presidente argentino Mauricio Macri sarebbe stata afferrata e stretta di buon grado dai grandi creditori americani. La reazione dei cosiddetti «Fondi Avvoltoio», però, è stata tutt’altro che unanime e, dallo scontro che si è aperto tra loro, arrivano nuovi ritardi nella trattative per la cancellazione del debito e nel pagamento delle cedole sui bond, che ancora attendono molti risparmiatori italiani.

«Arriviamo al tavolo del negoziato con le migliori intenzioni e speriamo di trovare lo stesso anche nell’altra parte», aveva detto Macri a questa agenzia di notizie, alla vigilia del vertice di Davos. Dopo il sopralluogo a New York dell’inviato del ministero delle Finanze, Luis Caputo, la risposta è stata fredda: gli hedge fund hanno chiesto due settimane di tempo per riunirsi e decidere che fare, di fronte alle proposte di Buenos Aires.

Tra loro si sarebbero formati due partiti. Secondo l’analisi che ne fa il quotidiano finanziario argentino Ambito Financiero, da un lato ci sarebbero i querelanti di vecchia data, che vogliono tirare la corda quanto più possibile, per ridurre gli sconti richiesti dalla Casa Rosada e incassare tutto il valore nominale dei titoli scaduti, più le penali per il ritardo. Si tratta, tra gli altri, del fondo NML Elliott di Paul Singer, dell’Aurelius di Mark Brodsky, di Olifant e di ACP Master. Forti della sentenza del giudice Thomas Griesa, non hanno fretta di incassare.

Sull’altro lato del campo di battaglia, ci sono invece i cosiddetti «me too». Si tratta anche in questo caso di proprietari di Tango Bond scaduti con la crisi del 2001, che però hanno aderito alla causa di risarcimento solo nelle sue fasi finali, quando ormai gli avvocati del primo gruppo avevano ottenuto una vittoria. La loro posizione è più flessibile e ci sarebbe la disponibilità ad accettare altre obbligazioni in parte del pagamento e scontare le penali per il ritardo nello stesso. Il loro interesse, sta in un risarcimento rapido.

Intantanto, in Argentina l’autorevole economista Aldo Ferrer ha scritto un interessante editoriale sul quotidiano della sinistra peronista Pagina12, in cui sostiene che saldare il debito coi «fondi avvoltoio» possa essere utile al paese, perché gli permetterebbe di tornare a pieno titolo sui mercati internazionali, ma non è affatto indispensabile. Secondo il suo punto di vista, infatti, Buenos Aires si è già costruita un pacchetto di fornitori di prestiti alternativo a quello ortodosso e potrebbe fare tranquillamente a meno degli istituti di credito internazionali e privati. Per il momento, il presidente Macri però non abbraccia queste posizioni.

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