Bolivia record: l’esportazione di gas tocca il massimo storico

La Bolivia riafferma la sua leadership nel mercato del gas naturale sudamericano. Nei primi quattro mesi dell’anno ha esportato 1.972 milioni di dollari verso Brasile e Argentina, con un aumento del 26% rispetto ai numeri riportati nello stesso periodo l’anno scorso

La Bolivia è il principale fornitore di gas di Brasile e Argentina

La Bolivia sta cercando di aumentare la produzione con nuovi investimenti in esplorazione (foto: la rete)

Brasile e Argentina non possono fare a meno della Bolivia, il suo gas è fondamentale per i due paesi al punto che da gennaio a maggio la nazione andina ne ha venduto 1.291 milioni di dollari al Brasile e circa 681 milioni all’Argentina.

I due paesi si sono consacrati così come i principali compratori di gas boliviano, primato dovuto tanto alla situazione del Brasile, che vede aumentare ogni giorno le sue necessità energetiche al punto da non riuscire a soddisfarle con la produzione nazionale, quanto a quella dell’Argentina, alle prese con un’YPF statalizzata l’anno scorso, che non è in grado, almeno per il momento, di convertire la sua perdita di produttività.

Anche se positivi per la Bolivia, questi numeri dimostrano però una certa polarizzazione nei compratori da un lato, e il peso che gli idrocarburi rappresentano nel portafoglio delle esportazioni boliviane, dall’altro. I prodotti energetici, difatti, costituiscono la locomotiva delle esportazioni totali del paese andino con un 52%, seguite da produzioni manifatturiere (24.3%), minerali (17.6%) e legate all’agricoltura (4.26%). E sebbene le cose non cambieranno rapidamente, e sia Brasilia sia Buenos Aires non diminuiranno nel breve periodo i volumi demandati, la Bolivia sta cercando di svincolarsi da questa situazione.

Il paese andino sta corteggiando, già da qualche tempo, come nuovo socio commerciale l’Uruguay che ha più volte mostrato l’interesse di voler comprare gas naturale boliviano. Poiché però la Bolivia non ha accesso al mare, dovrebbe pompare il gas attraverso il gasdotto Yabog che dal 1972 rifornisce l’Argentina, o trasportarlo via camion in Paraguay e poi giù fino a Montevideo per via fluviale. Oppure, l’altra possibilità sarebbe ampliare il gasdotto esistente con una ramificazione che andrebbe verso la capitale paraguaiana Asunción, opzione che l’Argentina non gradirebbe visto che vedrebbe ridotto il proprio rubinetto. Inoltre, affinché questa possibilità si materializzi, aldilà del beneplacito dell’Argentina, dovrebbe concretizzarsi la costruzione di un hub di GNL (per hub si intende un impianto formato da vari gasdotti collegati a un’installazione che permette di travasare il gas da un gasdotto all’altro) da 150 milioni di dollari, già prevista nel marco di cooperazione tra Bolivia, Uruguay e Paraguay (Urupabol).

Intanto la presidentessa argentina Cristina Kirchner, per fidelizzarsi come socio privilegiato della Bolivia, è andata l’anno scorso nella capitale La Paz per inaugurare il nuovo gasdotto Juana Azurday che amplierà il volume di esportazione verso il paese, grazie anche alla firma di nuovi contratti di vendita tra Enarsa (Energía Argentina Sociedad Anónima) e la boliviana YPFB, implicando un aumento di 5.95 milioni di metri cubi al giorno per tutto il 2013.

La Bolivia sta cercando, inoltre, di aumentare la sua produzione grazie a nuovi investimenti in esplorazione. In questo ambito la YPFB Petroandina SAM e la venezuelana PDVSA (una joint venture con 60% di partecipazione boliviana e il resto di proprietà della statale venezuelana), hanno già in programma per l’anno in corso di perforare nuovi pozzi a Lliquimuni, vicino La Paz, a Timboy (nel chaco tarijeño nel sud del paese), e a Iñau.

Sebbene in Aprile le perforazioni si siano fermate per volere del presidente Evo Morales, in seguito alla morte di Hugo Chávez, è prevista una spesa totale di 103,2 milioni in esplorazione per quest’anno. Dal 2009 l’impresa venezuelana ha investito in Bolivia circa 180 milioni di dollari e per il 2013 prevede di mettere sul tavolo altri 30 milioni, secondo i piani di esplorazione, nel pozzo di Lliquimuni e altri futuri 980 milioni per esplorare i nuovi bacini di idrocarburi nella zona sub andina del nord e del sud della Bolivia.

Nella produzione d’idrocarburi in Bolivia partecipano YPFB (Yacimientos Petroliferos Federales de Bolivia), la spagnola Repsol, la brasiliana Petrobras e la franco-belga TotalFinaElf, producendo 58.753 barili al giorno di gas naturale con riserve provate per 11.2 trilioni di piedi cubici (TCF).

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