Argentina: crisi nel settore auto, Fiat si arrabbia e molla il governo

-34,4% nella produzione di giugno. 1.800 cassintegrati agli stabilimenti Fiat. Rattazzi, Ceo locale del marchio italiano, dismette le belle parole usate in occasione dei finanziamenti pubblici e chiede la fine del protezionismo

 

Ignifugo: da bravo pilota Rattazzi si distingue nelle curve (foto: Filippo Fiorini/PangeaNews)

Ignifugo: da bravo pilota Rattazzi si distingue nelle curve (foto: Filippo Fiorini/PangeaNews)

Da tempo il paese si divide tra chi sostiene il governo, e nel farlo sostiene anche che l’Argentina sia al sicuro dagli effetti collaterali della crisi, e invece chi il governo non lo può proprio vedere e sostiene che credersi al riparo dalla crisi internazionale sia un’illusione di Stato. Mentre questi dibattiti non sembrano prossimi all’esaurimento, un illustrissimo della scena ha cambiato squadra: si tratta di Cristiano Rattazzi, figlio di Susanna Agnelli e storico presidente di Fiat Argentina, che ha smesso di appoggiare il modello di Cristina Kirchner, passando a chiedere che un governo neoliberale salvi la sua impresa, vittima di un mercato tremendamente in crisi a causa del protezionismo.

Nel mese di giugno, le montagne russe del mercato auto argentino hanno fatto gridare i loro passeggeri: -34,4% nella produzione, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La camera di rappresentanza del settore, Adefa, che nella sua home page espone altri punti di vista statistici di una stessa tendenza alla picchiata, ha richiesto ed ottenuto di recente una riunione d’emergenza con il ministro dell’Industria, Debora Giorgi, un’incondizionale della presidentessa, Cristina Kirchner, la quale, a fine incontro ha promesso di «fare assolutamente qualcosa per diversificare le destinazioni d’export del mercato auto».

Alla radice del problema, però, non sembrano essere solo le esportazioni, quanto piuttosto le importazioni. Proprio lo stesso protezionismo che la Casa Rosada ha rispolverato in quantitivi massici per blindare la propria economia, ora la sta strozzando. Molte piccole attività hanno già fermato la produzione perchè sono prive delle forniture necessarie ai rispettivi processi di montaggio.

Colpita su scala gigante dalla stessa problematica, Fiat Argentina, uno degli stabilimenti del nostro marchio che meglio di ogni altro stava sopravvivendo a questi anni di vacche magre, ha mandato nella seconda metà del mese scorso 1.800 operai in cassintegrazione.

Così, Cristiano Rattazzi, il figlio del Conte Urbano Rattazzi e di Susanna Agnelli, che da giovane faceva il pilota d’auto e che da grande si è insediato alla guida di Fiat Argentina, ha cambiato la sua visione politica della nazione: «I paesi che hanno successo sono quelli che operano liberamente, non quelli che si chiudono», e poi ancora: «Ci sono molte cose che non comprendo dell’Argentina, nel 1925 eravamo tra le prime 7 economie al mondo, poi seguono 80 anni di decadenza, qualcosa stiamo facendo male».

E dire che solo qualche mese fa, quando il governo assegnava a Fiat i crediti del bicentenario, una linea di prestiti che ha permesso al marchio di rinnovare la gamma modelli nelle auto, nei camion ed anche nelle macchinarie agricole, era arrivato addirittura il Ceo mondiale Sergio Marchionne a stringere la mano a Cristina Kirchner ed a definire quella che aveva per le mani come «un’opportunità unica».

Un’opportunità che, allo stato attuale delle cose, è andata sprecata proprio a causa dello stesso interventismo statale di cui il kirchnerismo ha fatto una bandiera. Solo nel settembre del 2011, alcune tra le più prestigiose agenzie d’analisi locali prevedevano che nel 2012 le auto sarebbero state protagoniste di una crescita spaventosa. Daniel Herrero, Ceo di Toyota Argentina, disse che quest’anno il mercato locale avrebbe superato quello dell’Italia o della Polonia. Non aveva ragione.

1 commento

  1. salvatore scrive:

    la fiat non ha mandato 1800 operai in casa integrazione li ha buttati fuori e cosi fino a fine anno seguiranno a buttare gente fuori 3/4 di operai buttati fuori pero no tutti insieme perche se no finirebbe a casino per fiat e lo stato e i sindacati per non fare che si formi un casino ha dal 2013 che stanno buttando fuori una media di 5 -6 persone al giorno per non dare a capire niente io sono italiano e lavoravo in fiat neanche per me che ero di casa ho avito speranze mi hanno appena licenziato a tronco e senza una spiegazione e senza preavviso mi han chiamato mentre lavoravo come tutti quelli che han buttato fuori ti fanno firmare si o si e ti accompagna la guardia fino a fuori della planta facendoti sentiré una merda questo e quel che sta pasando a fiat argentina saranno rimasti un 600 persone grazie rattazzi dopo 3 anni di aver dato tutto per la mia fiat ero orgoglioso di lavorarci mi hanno buttato come un cane senza motivo e i signori che vivono di carpeta medica e raccomandati seguono li laborando diciamo la vera gente che lavorava lan buttata fuori grazie rattazzi da vero italiano mi sento orgoglioso

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