Argentina anno zero: lo stallo con gli hedge fund congela i Tango Bond

Dopo settimane di insulti reciproci, in febbraio ci sarà un nuovo incontro tra la Casa Rosada e i fondi avvoltoio che reclamano il 100% dei buoni mandati in default con la crisi del 2001. Buenos Aires vuole pagare solo il 30% come ha già fatto con i creditori entrati nei precedenti concambi. Se non ci sarà accordo, i pagamenti delle varie scadenze 2015 saranno congelati

Hasta la victoria: Cristina è in guerra con gli hedge fund (foto: Pangea News)

Hasta la victoria: Cristina è in guerra con gli hedge fund (foto: Pangea News)

«Non lo faremo». In modo sintetico, il ministro dell’Economia argentino, Axel Kicilloff, ha risposto a un giornalista della radio che gli chiedeva se l’Argentina avrebbe finalmente accettato di pagare il debito con gli hedge fund americani. Poche ore prima, la lobby dei fondi aveva mosso un altro pezzo sullo scacchiere in cui gioca a screditare l’immagine della Casa Rosada, pubblicando sul suo sito l’aumento esponenziale di patrimonio di alcuni funzionari, avvenuto negli ultimi anni.

«Sono metodi mafiosi», ha detto Kicilloff davanti alle ricchezze che gli americani hanno estrapolato dalle dichiarazioni dei redditi di personaggi come il ministro dei Trasporti, Florencio Randazzo (che è anche pre-candidato a presidente), del segretario per la Sicurezza, Sergio Berni (Uno dei primi ad arrivare sulla scena della morte del procuratore Alberto Nisman), o dell’arteficie della contestata politica di prezzi calmierati, Guillermo Moreno (oggi trasferito all’ambasciata argentina a Roma).

«Non pagheremo perché non si può ipotecare bellamente il Paese, come hanno già fatto negli Anni Novanta, mandandoci in bancarotta», ha precisato il titolare del portafoglio economico, ricordando il default del 2001, ma glissando sulla situazione di default tecnico in cui l’Argentina versa da questa estate e in cui continuerà a stare finché non troverà un accordo con i grandi creditori. Fino al 31 dicembre, la versione ufficiale diceva che la clausola di pari trattamento Rufo (Rights Upon Future Offers), impediva il negoziato. Secondo questa norma contenuta nella ristrutturazione di un debito di cui è stato riconosciuto solo il 30% del valore iniziale, l’Argentina deve pagare a tutti le stesse condizioni ottenute dal miglior negoziatore, pertanto, se restituisse ai fondi avvoltoio il 100% del valore, dovrebbe fare lo stesso anche con tutti gli altri proprietari di tango bond.

Dalla loro, gli holdout hanno una sentenza del giudice americano Thomas Griesa che gli riconosce il diritto ad avere un risarcimento completo e, dato che Buenos Aires la misconosce, è stato congelato il pagamento delle cedole dei titoli argentini che erano previste nella seconda metà del 2014, come parte del rimborso. Alcuni dirigenti di questi fondi d’investimento hanno lasciato intendere che accetterebbero anche un pagamento a rate, in gran parte realizzato attraverso la concessione di altri titoli e non in contanti, ma l’Argentina sostiene di non essere in grado di saldare.

Con le parti arroccate sulle proprie posizioni, inizia il mese di febbraio, momento in cui i rispettivi avvocati torneranno a riunirsi per cercare una soluzione. Sono molte settimane che non si vedono in faccia e, mentre la lobby degli hedge fund ha agito con una campagna stampa, la Casa Rosada è intervenuta all’Onu dove ha chiesto e si è vista riconoscere la possibilità di riscrevere le regole che permettono l’azione di questi fondi che l’amministrazione Kirchner chiama dispregiativamente avvoltoi. Intanto, i suoi tecnici offrono consulenza a Grecia e Ukraina sul miglior modo in cui rinegoziare i rispettivi debiti. In quanto al proprio, il 2015 sarà un anno ricco di scadenze, che i risparmiatori e i fondi devono rassegnarsi a vedere postiticipate, se non ci sarà una stretta di mano a New York.

Lascia un tuo commento