Analisti contro il Venezuela: Pdvsa trucca i conti per ingannare Wall Street

Gli esperti si ribellano alle verità di bilancio e denunciano risultati ritoccati per attirare nuovi investimenti. Le loro stime parlano di una realtà disastrosa all’interno del motore industriale del Venezuela, che per lo più affronta un anno ancora più difficile del precedente, con il petrolio a circa la metà del valore

Lavoro sporco: qualcuno avrebbe ritoccato i bilanci di Pdvsa (foto: la rete)

Lavoro sporco: qualcuno avrebbe ritoccato i bilanci di Pdvsa (foto: la rete)

Il rosso di bilancio comunicato questa settimana dalla petrolifera pubblica venezuelana Pdvsa sarebbe più grave del previsto. A denunciarlo è un gruppo di analisti ispanoamericani, che operano in società di consulenza statunitensi, secondo cui lo stato Venezuelano avrebbe ritoccato i conti per ingannare Wall Street e infondere fiducia tra gli investitori esteri.

«Lo scopo è quello di mostrare che le casse hanno sufficienti entrate in dollari e conquistare la fiducia dei finanziatori stranieri», ha detto per esempio ieri al Miami Herald, Antonio de la Cruz, direttore della società di consulting Inter American Trends di Washington. L’economista ha aggiunto che Pdvsa vuole «convincere gli investitori che possiede una capacità di pagamento adeguata, in modo che le affidino nuove linee di credito». Ma in realtà sarebbe lungi dalla posizione che mostra pubblicamente.

Secondo un dossier diffuso da Inter American Trends, i 128 miliardi di dollari che la statale degli idrocarburi ha dichiarato di aver ottenuto durante il 2014 non sarebbero un dato affidabile. L’agenzia statistica antepone infatti la necessità di sottrarre i 700 mila barili quotidiani del fabbisogno nazionale. Poi, togliere anche i 165 mila barili che Caracas fornisce a Cuba (e agli altri paesi Alba), nell’ambito della cooperazione internazionale. Infine,ci sono i 478 mila barili dovuti alla Cina in cambio dei prestiti facilitati firmati Pechino.

Il risultato sarebbe quindi per il 2014 solo di 39 miliardi 650 milioni di dollari, che diventeranno addirittura 19 miliardi 431, stando alle stime 2015 con il petrolio a 45 dollari il barile. Lo scetticismo dei commentatori, poi, ha toccato anche la produzione industriale. Messo davanti ai 2 milioni 800 mila barili che Pdvsa dice di produrre ogni giorno, Horacio Medina, un altro ex dirigente di questa stessa compagnia, ha a sua volta detto «È assolutamente impossibile che abbiano raggiunto una tale quantità. Sono disposto a giocarmici la laurea, dopo trent’otto anni che l’ho presa. Per farlo, avrebbero dovuto convincere i giacimenti a diventare socialisti e sconfiggere le leggi della fisica».

Sulla stessa lunghezza d’onda, si è venuto a trovare anche Juan Fernandez, fino a poco tempo fa capo della Pianificazione a Pdvsa. «Credo che la loro produzione ruoti attorno ai 2,4 milioni di barili al giorno», ha valutato il manager. Quelli che compaiono nel bilancio sarebbero invece «solo numeri che hanno presentato ai banchieri, affinché credano che ci siano soldi», anche se a quanto pare non è così. Finora, comunque, il Venezuela ha adempiuto le proprie responsabilità e pagato gli interessi dei propri bond. Così facendo, si è liberato di questa incombenza fino all’anno prossimo, mentre alcune obbligazioni di Pdvsa pagheranno in ottobre e altre in novembre.

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