2013: le imprese spagnole scommettono ancora sull’America Latina

Dismesso il ruolo di ultimo continente nell’agenda internazionale in fatto di crisi e conflitti, l’America Latina assume quello di primo in quanto a sviluppo, interessi e potenzialità di investimento: ne sono convinte le grandi e le piccole società spagnole, che in questa terra vantano una lunga tradizione d’affari, e che hanno deciso di sorvolare sulle minacce politiche emerse negli ultimi mesi ed insistere nel lavorare qui

America: ancora nella testa degli spagnoli (foto: Flikr)

America: ancora nella testa degli spagnoli (foto: Flikr)

Un gruppo di esperti intervistato dalla giornalista spagnola Ruth de Morral per il quotidiano La Region, si è trovato d’accordo sul fatto che anche quest’anno il Centro e Sud America saranno nel mirino degli interessi delle compagnie iberiche. Rafael Pampillon, analista della IE Business School, ha per esempio fatto notare come qualche anno fa si tendesse a «fare di tutta un’erba un fascio», per quanto riguarda i mercati latinoamericani, mentre oggi gli imprenditori hanno imparato a differenziare le varie piazze e riconoscerne le caratteristiche.

Se da un lato, quindi, il caso argentino, che offrirebbe grandi possibilità di vendita (visto l’aumento del consumo e l’alta occupazione della cittadinanza locale), viene penalizzato dal divieto governativo di inviare all’estero i guadagni ricavati in loco, nonchè dalle recenti esperienze di nazionalizzazione di grandi multinazionalie, come l’esproprio di Ypf a Repsol; dall’altro, casi come come quello del Brasile vedono sminuire i disagi legati alla grande burocrazia fiscale ed amministrativa richiesta alle aziende dalle autorità locali, con la prospettiva di stabilità, crescita ed appoggio statale all’attività privata che possiede.

Angel Pascual Ramsei, ricercatore di Esade Geo, ha dal canto suo sottolineato l’importanza della comprensione del mercato: «gli imprenditori spagnoli hanno dalla loro la forza della conoscenza. Hanno imparato a capire il mercato ed ora sanno che investire in America Latina non è più una scelta, ma è una necessità, tenuto conto della caduta del consumo interno che affrontano in patria». Lo stesso analista, ha poi mostrato come i settori più esposti ai rischi di esproprio, burocratizzazione ed intervento dello Stato sono quelli più strettamente legati alle risorse naturali ed alle materie prime: «Si tratta di prodotti a cui i paesi non possono rinunciare e sono i primi ad essere toccati in caso di difficolta. Inoltre, a queste merci è più facile applicare un discorso patriottico di difesa delle proprietà nazionali» ed ottenere quindi un appoggio più ampio tra la popolazione.

Concretamente, Pampillon ha indicato il Cile e la Costa Rica come i paesi più interessanti per investire capitali dall’Europa. Secondo il suo punto di vista, il Messico è problematico a causa «degli enormi monopoli e le difficoltà che caratterizzano il suo mercato del lavoro». Un punto di vista su cui discorda in parte l’economista Josè Carlos Diez, che lavora ad Intermoney, secondo cui il Brasile e il Messico sono piazze che stanno migliorando sempre più la loro stabilità istituzionale, mentre il Perù e la Colombia «hanno attirato negli ultimi anni sempre più investimenti». Sul banco degli imputati siedono invece i ‘socialisti’ Ecuador, Argentina, Bolivia e Venezuela: soprattutto quest’ultimo, data la crisi istituzionale che sta attraversando e l’incertezza giuridica che la stessa ha attivato, potrebbe presentare i maggiori problemi.

Lascia un tuo commento