<b>RUMBO SUD:</b> Viaggio nel Valle Sagrado del Perù, arcobaleno di sapori, tessuti e leggende

Epicentro della cultura Inca, è oggi la zona con maggior concentrazione di siti archeologici del Perù. La zona si distingue per la sofisticata testimonianza artistica e architettonica, nel contrasto tra la cultura dei conquistadores e quella dei popoli che anticamente hanno abitato queste terre

Le strade di Pisac: nel Valle Sagrado si viaggia nel tempo. (foto: la rete)

Le strade di Pisac: nel Valle Sagrado si viaggia nel tempo. (foto: la rete)

Se viaggiate in Perù, nel famoso pacchetto “Macchu Picchu” di 4 giorni, passerete sicuraente almeno un giorno nella Valle Sacra. La valle si estende tra il villaggio di Pisac e quello di Ollantaytambo, a un’altitudine di 2.800 metri. Per coloro che non sono abituati a viaggiare a queste alture, in tutte le hall degli hotel c’è sempre un angolo con del tè alla coca e si suggerisce ai turisti di berne un po’ prima di avventurarsi per le Ande in visite guidate. Le guide turistiche distribuiscono comunque tè alla coca durante i viaggi e fanno masticare foglie di coca che alleviano il soroche, il mal d’altitudine. Si parte così alle 8 del mattino da Cuzco in direzione Valle Sagrado.

Nella valle si trovano alcuni dei più spettacolari siti Inca, tra cui Ollantaytambo, sede della tenuta reale dell’Imperatore Pachacuti, che conquistò la regione e miglior esempio restante di pianificazione urbanistica della civiltà Inca. In quest’area dalla terra fertile e la vastissima varietà di ecosistemi rimarrete stupiti dalle immense terrazze ripide che venivano usate anticamente per la coltivazione e dalle dimensioni dei massi di granito tagliati perfettamente come se fossero stati lavorati con macchine. Un altro esempio della maestria architettonica degli Inca è la fortezza di Sacsayhuaman, fatta di pietre dalle dimensioni bibliche, tra cui la più grande pesa 117.000Kg. In questo complesso militare si festeggia ogni anno il 24 giugno, l’Inti Raymi, la celebrazione Inca del solstizio d’inverno con processione e sacrifici simbolici. Ogni anno, migliaia di turisti da tutto il mondo partecipano a questa manifestazione.

Dalla Valle Sagrado si procede in autobus a sud lungo il corso del fiume Urubamba verso il villaggio di Pisac, dove ogni domenica c’ è il mercado indio, un mercato di artigianato tessile dove le donne di vari paesini si riuniscono per vendere i propri prodotti ai turisti. Il mercato è un vero exploit di colori vividi di tele, maglioni, calzini e tanto altro. Questo è uno dei mercati più famosi della zona anche se parte della piazza del mercato vecchio serve ancora allo scopo antico: barattare prodotti agricoli in uno scambio di origine antica chiamato trueque. Mentre lo spettacolo visivo è dato dai colori intensi delle tele e dei vestiti delle donne, c’è un altrettanto spettacolo sonoro offerto dai bambini della chiesa della piazza che cantano villancicos, le canzoncine di Natale.

La nostra guida parla spagnolo con noi e in quechua con la gente del luogo. Lo stesso succede se vi rivolgete alle campesine per comprarle qualcosa. Vi risponderanno quasi sicuramente in spagnolo mentre tra di loro parlano il quechua. Qui sulle Ande, l’80% della gente parla ancora la lingua degli Incas e la vita quotidiana, così come l’arte e l’architettura, è un equilibrio raggiunto tra tradizioni e credenze antiche e quelle imposte dai conquistadores.

La religione e i suoi simboli è quella che porta in modo più marcato i segni della credenza cattolica imposta alla gente del posto. Nella cattedrale della città di Cusco, lo stile oscuro dei dipinti è ravvivato dai tocchi d’oro della cultura Inca, gli angeli sono vestiti in stile spagnolo ma sono circondati da cherubini dalle fazioni indigene. Questo stile ha preso il nome di Scuola di Cuzco ed ha come esempio più rappresentativo del periodo il dipinto dell’Ultima Cena nella Cattedrale, dove Gesù è circondato da apostoli di origini Inca mentre a tavola è servito del formaggio peruviano ed il famoso cuy, il porcellino d’India, considerato una prelibatezza tra i piatti nazionali. Altro esempio di come convivono le caratteristiche del Cattolicesimo insieme a quelle della religione locale nascono dalla mitologia Inca dove la Vergine Maria viene associata alla Pachamama, divinità della terra madre, dell’agricoltura e della fertilità.

Dopo una giornata intera in giro per la Valle si ritorna a Cuzco per cena.

La scelta gastronomica è infinita ma mai banale, perché in Perù si mangia bene dappertutto. Salgo al primo piano di una casa coloniale non lontano dalla Plaza de Arma di Cusco. Il ristorante è in realtà un appartamento con un enorme sala pranzo con una lunga tavola da 24 coperti. In zona ce ne sono tante di case adibite a ristoranti e piccoli B&B . Se amate scoprire i sapori locali non potete non optare per il cuy arrostito o un carpaccio di alpaca con un buon bicchiere di chicha morada, la birra locale non-alcolica a base di mais viola. La chicha è da millenni la bibita delle Ande, gli Inca la usavano nelle funzioni rituali. Ovunque vediate un nastro rosso legato ad un bastone fuori alle botteghe, lì si vende la dissetante bibita Inca fermentata ancora in modo casareccio. Il dessert è un pudding incannellato di quinoa e kiwicha, unico nel sapore. Il Perù è uno dei paesi con la più ampia varietà di cereali al mondo tra cui la quinoa, la kiwicha e l’amaranto, chiamato dai conquistadores “il grano sovversivo” perché dava forza agli Inca e li rendeva difficili da sconfiggere.

Al ritorno in hotel, l’imbrunire non perde il suo fascino nel cortile del Belmond Hotel Monasterio, un altro esempio di edificio in stile coloniale su fondamenta Inca. È in questo cortile che mi soffermo a pensare, di fronte ad un albero di cedro di 300 anni e con lo sgocciolare della fontana in sottofondo, alla ricchezza della cultura Inca e all’unicità di questi posti, e mi accorgo che prima di andare a letto ho ancora tanto da scoprire.

L’hotel è un monastero restaurato del 1592 ed è protetto dall’Istituto Nazionale Peruviano di Cultura. Questo rifugio meraviglioso era dimora dell’Inca Amaru Qhala fino a quando, tre anni dopo, gli spagnoli vi fondarono il Monastero di San Antonio Abate che venne fortemente danneggiato da un terremoto nel 1650. Durante la ricostruzione del 1655, fu costruita una cappella decorata in stile barocco dove oggi vi è una delle più esemplari collezioni di arte cusqueña, con magnifici dipinti con cornici d’oro che rappresentano scene della vita del santo patrono. 

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