mercoledì 20 set 2017

<b>RUMBO SUD:</b> avventure d’Atacama, il deserto sacro del Cile millenario

Torna la rubrica di viaggio di Pangea News, con un cocktail di pace, tradizioni, feste di paese e stelle luminose: questo e tanto altro è il deserto dell’Atacama, il più asciutto e il più limpido del pianeta. Domenica, ci sarà l’antica festa di San Pedro, in piena armonia con la natura

Panorama d'Atacama: un luogo unico per celebrare o cercar la pace. (foto: La Rete)

Panorama d’Atacama: un luogo unico per celebrare o cercar la pace. (foto: La Rete)

Descrivere il Deserto dell’Atacama come un posto unico al mondo non è una tecnica letteraria di inizio paragrafo, bensì un dato di fatto con tanto di numeri. Situato ad un’altezza ottimale di 4000 metri dal livello del mare e con una assenza totale di inquinamento luminoso e nuvole rare, il deserto è scientificamente il miglior posto al mondo per osservare le stelle. Vi basterà alzare gli occhi al cielo per rendervi conto che un firmamento così luminoso non lo vedrete in nessun altro posto al mondo.

Nell’Atacama, una media di circa 0,08 mm di pioggia all’anno regala a questa zona anche il primato di luogo più arido del pianeta, ma, le caratteristiche del clima desertico, con calde giornate e freddi notti, non scoraggia il flusso turistico che con 250 mila visite l’anno fanno di questo posto la meta turistica più visitata in Cile, seguita subito dopo dal Parco Nazionale di Torres del Paine e l’Isola di Pasqua.

Se si è a caccia degli aspetti culturali del posto, sorprenderà sapere che in questa regione del nord del Cile ci sono circa trenta feste l’anno, tra celebrazioni, commemorazioni religiose e tradizionali. Tuttavia, l’essenza atacameña raggiunge il clou durante la Festa di San Pedro de Atacama, a giugno. La festa del santo patrono della cittadina di San Pedro è una tradizione millenaria, nella quale sono rimasti intatti i rituali ancestrali, nonostante il passare degli anni. Questa sagra, così come tante altre feste di popolo, è frutto dell’unione di riti autoctoni e culti portati dagli spagnoli. La celebrazione dura due giorni, il 28 e 29 giugno, giornata del Santo, dove la processione della statua che parte da Solor arriva fino alla città di San Pedro, terminando nella storica chiesa di argilla della piazza principale, costruita nel 1744.

Qui, si tiene una messa speciale di mezzanotte dopo la quale tutti gli abitanti della città si riversano in piazza per ballare fino a tarda notte. Uno dei rituali prevede che i ballerini della processione, dopo aver ballato, cancellino le proprie orme dal terreno, ricorrendo lo stesso percorso che hanno fatto all’andata e lasciando così intatta la Pachamama, la Madre Terra che nella cultura atacameña, viene venerata come in tutta la zona andina del Peru, Bolivia e nord del Cile. Dalla quantità di padri che portano i propri figli ad assistere alle prove del ballo nei fine settimana precedenti alla manifestazione, si capisce quanto sia importante per questa popolazione trapassare cultura e tradizioni di generazione in generazione.

Il sincretismo tra tradizioni cattoliche e indigene, è presente anche nelle rappresentazioni allegoriche di musica tradizionale e danze di questa festa. Nel famoso “Baile de Pedro y Pablo” che si balla durante la processione, formato dai due santi e i loro rispettivi figli, le maschere rappresentano uomini dai tratti bianchi con barba, camicia chiara e giacca, con in spalla le piume di ñandù, animale tipico della zona. Questo tipico melage di rappresentazione tra la cultura spagnola e quella atacameña testimonia ancora una volta come la popolazione locale, in gran parte di origine Aymara, abbia integrato con grande maestria elementi che raccontino il segno del passaggio dell’antica dominazione spagnola.

Le meraviglie naturali della zona promettono uno spettacolo di paesaggi ben diverso gli uni dagli altri.

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