<b>RUMBO SUD:</b> sentieri d’Amazzonia peruviana

Torna il diario di viaggio di Pangea: un cammino aperto a colpi di machete, attraverso una giungla in cui vivono popoli all’oscuro del resto del mondo, non può che portare tra le braccia di un italiano in fuga. Ecco come esplorare l’Amazzonia Peruviana spendendo poco e vivendo un avventura senza eguali

Mappa del parco (LMontaltoMonella/Pangeanews)

Mappa del Parco del Manu (LMontaltoMonella/Pangeanews)

Cullarsi al fuoco del tramonto su un’amaca in un accampamento in Amazzonia, le mani piene di calli dopo un pomeriggio a piantare alberi e la pelle ancora umida per la nuotata nel fiume dalla corrente trascinante: mentre le palpebre si socchiudono serene, la selva e le sue mille creature si svegliano, e dall’alto del monte gli indigeni ‘incontattati’ scrutano il cielo e percepiscono la vostra presenza attraverso il fumo del falò.

Siete nella selva amazzonica del Peru, in quella minuscola parte del Parque del Manu dove l’uomo (e in particolare l’homo turisticus) può ancora avere accesso – a patto di contribuire al secolare crescere incontaminato della foresta. Per la precisione, siete nel terreno in concessione a Innocente Valenti, conosciuto solamente come Oliver, un italiano che già molti anni fa si lasciò tutto alle spalle e si trasferì nella foresta, dove si dice che abbia vissuto per più di un anno in eremitaggio totale.

Siete nel terreno di Oliver, e pertanto la forma di pagarvi il viaggio nell’Amazzonia più vera, patrimonio dell’umanità per la sua unica biodiversità, è quella di lavorare, disboscando sentieri con il machete, piantando alberi affinché le radici possano consolidare un terreno nato da una frana, molti anni fa. Lavorare, conoscere e rispettare, imparando i nomi delle meraviglie della natura che vi stanno intorno e i caratteri più straordinari di alcune delle 50 popolazione indigene peruviane che hanno scelto di continuare a vivere lontano dalla civiltà.

Manu Peru Amazon (per informazioni, link in basso), l’agenzia di viaggi ‘sostenibili’ fondata da Oliver e sua moglie Carolina, non è una delle tante che offrono pacchetti amazzonici a turisti per caso in cerca di un po’ di brivido e di avventura. L’ufficio di Cusco ha chiuso da tempo: niente più cartelli colorati acchiappa-gringo ai lati della scenografica Plaza des Armas dell’antica capitale incaica, ai cui lati brulica il business della natura a tutti i costi. Il costo del viaggio, articolato in diversi pacchetti a seconda delle esigenze temporali del viaggiatore (e da pagarsi in dollari, come è costume da queste parti), è basso per via di quel patto fra gentiluomini per cui il turista si impegna a alzarsi le maniche e dare una mano per il mantenimento di questo piccolo appezzamento di terra, alle porte del paradiso.

Si parte da Cusco, direzione selva, sapendo che per una settimana si dormirà in tenda, senza elettricità o alcun tipo di comfort occidentale, e per andare in bagno sarà necessario allontanarsi con una pala, e scavare. Niente resort con doccia calda, come quelli che si affacciano sul fiume Madre de Dios, subaffluente del Rio delle Amazzoni, a poca distanza. Per bagnarsi, una volta svegliatisi con la rugiada del mattino, basta scendere al rio, immergersi nelle sue fresche e poderose acque e godersi il passaggio dei barconi che trasportano platani (le banane giganti da fare fritte) o provviste – l’unico mezzo di trasporto efficace in queste zone benedette da Dio.

La giornata è scandita da un’abbondante colazione come vuole la tradizione dell’Amazzonia peruviana, a base di frutta, avocado, yuca fritta o zuppa; escursioni mattutine con la guida che condividerà con voi le splendide scomodità della selva per una settimana; pranzo a terminare le provviste portate in barca; siesta in un’amaca e ancora escursioni, binocolo in mano e machete, che sia per piantare alberi, tracciare sentieri o anche solo per avvistare pappagalli, tucani, scimmie e caimani. Al tramonto, dopo un corroborante bagno nel fiume, c’è da far legna per arrostire uno dei pesci pescati e scaldare i muscoli doloranti di fronte ai cippi ardenti. A qualche ora di cammino dal paradiso, riposano poi gli splendidi paesi dimenticati di Salvación e Pilcopata, da visitare all’arrivo e alla sofferta partenza verso la civiltà, in un indimenticabile viaggio in bus con mamacitas peruane che trasportano foglie di coca in direzione Cusco.

L’agenzia di Oliver, con la quale ci siamo recati fino al Parque del Manu per questo reportage, non è l’unica che offre forme di visita all’Amazzonia che sanno più di omaggio rispettoso che di sfruttamento turistico. Projecto Amazonica (link in basso), ad esempio, offre l’opportunità di visitare le comunità amazzoniche – spesso colonie di abitanti della parte andina del Peru, parlanti Quechua o Aymara – e effettuare esperienze di volontariato, educando e allo stesso tempo conoscendo costumi e tradizioni locali, tra artigianato e rituali sciamanici a base di ayahuasca, una bevanda allucinogena millenaria a base di diverse piante e liane dai leggendari poteri terapeutici e purificatori. I soldi pagati per il tour finiscono in investimenti educativi nelle stesse comunità visitate.

Ma tanti sono i modi per visitare l’Amazzonia, e più o meno in ogni città del Peru esistono miriadi di agenzie che offrono specchietti per le allodole ad uso turista o dubbi pacchetti per recarsi nella zona culturale del Parque del Manu (fino al confine con la zona intangibile, quella in cui vivono ancora esseri umani completamente ignari della nostra esistenza). A Cusco, dove verrete letteralmente bombardati di offerte simili, ricaricate le energie al panoramico bed and breakfast familiare Cristo Blanco, nelle vicinanze della piazzetta hippie di San Blas (circa 10€ per la camera doppia, link in basso), o al vicino Tikawasi, e fate un giro al mercato, dove potrete prepararvi per il lungo viaggio verso la selva con una colazione a base di brodo di gallina, il piatto nazionale mattutino. Lima si raggiunge in aereo a partire da circa 800 euro per l’andata e ritorno con Air Europa (per informazioni, link in basso); un volo interno da Lima a Cuzco costa circa 300 euro a/r. Una volta partiti, la civiltà grazie al cielo sarà solo un ricordo. E quando scoprirete che in Amazzonia, a Salvación, una casa si affitta per circa 20€ al mese, beh… a quel punto inizierete a farvi due conti, con gli occhi ancora sbarrati dall’emozione.

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