Messico: l’alluvione e la tragedia della Montaña dimenticata

Mentre gli occhi del mondo si concentrano sui danni che la tormenta Manuel ha causato ad Acapulco e nelle principali vie di comunicazione, una delle comunità indigene più povere e numerose del Paese è stata messa in ginocchio ed ha ancora abbandonata a sé stessa

Manuel: i fiumi, solitamente secchi, sono straripati con le piogge (foto: Gregorio Serafino / Pangea News)

Manuel: i fiumi, solitamente secchi, sono straripati con le piogge (foto: Gregorio Serafino / Pangea News)

Guerrero – Una tempesta tropicale devastante, Manuel, per il National Hurricane Center di Miami, che dà un nome ad ogni uragano o evento meteorologico grande e distruttivo, si è abbattuta dal 13 al 18 settembre nella costa sud del Pacifico messicano. La nota località turistica di Acapulco è stata tra le città più colpite, insieme a tutto lo stato di Guerrero. In queste ore le forze armate messicane e la società civile stanno cercando di mettere in salvo i turisti, riparare e riaprire l’autopista del sol, una delle più trafficate del Messico che unisce la capitale, il Distrito Federal, alla città di Acapulco ed a tutta la zona dell’Oceano Pacifico.

Poco più a nord, circa 180 km in linea d’aria, si trova una delle zone indigene più popolate e povere di tutto il paese, la Montaña dello stato di Guerrero. L’intero territorio, già mal collegato alla capitale dello stato, Chilpancingo, ed alle principali città limitrofe come Puebla o Città del Messico, è stato colpito per almeno 4 giorni da piogge torrenziali ininterrotte, con precipitazioni che in poche ore hanno superato quelle che di norma si accumulano in vari anni.

Come purtroppo è facile immaginare, le conseguenze sono tragiche: la maggior parte dei fiumi, di solito torrenti di scarso interesse, senza acqua durante la stagione secca (da novembre ad aprile) sono straripati, inondando moltissimi centri abitati, distruggendo ponti, tagliando le poche e malandate strade che collegano La Montaña al resto del Paese.

Regione indigena di antichissime origini, la Montaña è abitata da persone che parlano lingue native come il me’phaa (tlapaneco) nuu-savi (mixteco) nahuatl e amuzgo. Anche l’unica città che si trova nella regione della Montaña, Tlapa de Comonfort, antico centro prima indigeno e poi meticcio, è stata fortemente colpita dalle inondazioni provocate da Manuel.
Sono inoltre decine i paesi rimasti isolati a causa dei danni provocati alle vie di comunicazione. Acqua, viveri, medicine, hanno iniziato a scarseggiare a poche ore dalle prime inondazioni e nubifragi, specialmente dove la carenza di beni di prima necessità e servizi è già di per sé strutturale. Un evento meteorologico dannoso di queste dimensioni non si registrava nel sud del Messico e in particolare nello stato di Guerrero dal lontano 1988.

Di fronte a questa tragedia la Montaña è stata, ancora una volta, dimenticata. Le autorità federali solo dopo dieci giorni di totale emergenza, nei quali sono morte molte persone di fame, di freddo o di malattie curabili, hanno cominciato timidamente a farsi vedere nella zona. La segretaria della SEDESOL, Rosario Robles, ha promesso che gli aiuti arriveranno in tempi brevi, che le case saranno ricostruite e le strade riaperte. Dal canto loro, più di 50 comunità gravemente colpite appartenenti ai municipi di Malinaltepec, Tlacoapa, Cochoapa el Grande e Metlatonoc si sono riunite in un nuovo fronte, el Consejo de Comunidades Damnificadas, per aiutarsi reciprocamente ed agire collettivamente.

L’antropologo Abel Barrera, fondatore dell’ONG Tlachinollan per la difesa dei diritti umani delle popolazioni indigene della Montaña, ha dichiarato che le comunità si devono organizzare in tempi brevi e reclamare che le autorità politiche dei tre ordini di governo che esistono in Messico (federale, statale, municipale) debbano “sporcarsi le scarpe di fango” e venire a risolvere direttamente i problemi degli sfollati senza intermediari e senza trovare scuse.

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