Le antiprincipesse argentine conquistano le fiabe per bambini

Maghi, castelli, lunghe trecce e dragoni non funzionano più per i bimbi d’oggi e per i genitori che li vogliono preparare a un mondo in cui gli eroi non devono per forza essere maschi, né le principesse cadere tra loro braccia

Sogni d'anti-principessa: una giovane Frida Kahlo nei nuovi libri per bambini nati in Argentina. (foto: cortesia Editorial Chimborote)

Sogni d’anti-principessa: una giovane Frida Kahlo nei nuovi libri per bambini nati in Argentina. (foto: cortesia Editorial Chimborote)

E se il principe non fosse mai arrivato, che avrebbe fatto Biancaneve? Sarebbe rimasta con il pezzo di mela in gola? O avrebbe cercato di sputare la mela, recuperare (forse) il principe perso nel cammino e intestarsi la proprietà del castello, finalmente libero dalla matrigna? L’incanto delle favole è immortale, e vale sempre la pena sperare in un momento da principessa e da principe. Però, quanto abbiano davvero in comune le principesse classiche, chiuse in freddi castelli di paesi lontani, con i bambini del XXI secolo, è un’altra storia. Precisamente, la storia di una ragazza, Nadia Fink, nata a Buenos Aires, madre a 17 anni, maestra d’asilo e, più avanti, quando sua figlia Lara aveva già 9 anni, organizzatrice di corsi di letteratura infantile per bambini.

Un giorno Nadia comincia a lavorare come correttrice di bozze per Sudestada, una rivista mensile nata nel 2001, nell’immediato dopo-crisi argentino, e le viene proposto di scrivere un articolo. Emozionata e preoccupata, studia a fondo il personaggio: la pittrice messicana Frida Kahlo. Una donna che passò gran parte della sua vita obbligata a letto e, nonostante questo, capace di segnare la storia dell’arte e del Messico. A quell’articolo ne seguirono altri, spesso centrati su grandi personaggi femminili dell’America Latina. Ma fu durante una chiacchierata tra amici che si presentò l’idea di creare le “Antiprincesas”, letteralmente, le anti-principesse, una collana di libri per bambini, maschi e femmine, che raccontasse la luce, le ombre, gli amori e le difficoltà di grandi donne, realmente esistite. Solo che bisognava riuscire a rendere accessibili ai bambini dei racconti intensi, fatti anche di eventi che poco hanno a che vedere con l’infanzia, senza mentire. Nadia ci è riuscita. «Forse è perché la relazione con l’infanzia mi ha accompagnato da quando io stessa ne sono uscita», racconta sorridendo. Ma ci tiene a sottolineare anche che «l’incontro con Pitu, l’illustratore dei libri, è stato fondamentale per dare vita all’idea, i suoi disegni sono meravigliosi e parlano con il linguaggio visivo di oggi. I bambini ormai sono abituati a molti stimoli e se noi gli diamo un testo stampato su un foglio bianco è probabile che perdano presto interesse».

I libri invece, grazie anche all’inventiva di Martin, afferma Nadia, sono stati concepiti come se fossero delle piccole finestre aperte su uno schermo, pieni di colori, di attività che si possono fare a libro finito, spunti da approfondire e personaggi curiosi. Come il “cane domandone” di Frida, che nel mezzo del racconto fa «quelle domande che fanno i bambini mentre stai raccontando loro qualcosa», afferma Nadia. E infatti, mentre il libro narra di come Frida fosse costretta a stare a letto, il cane domandone chiede «E non si annoiava?». Nella risposta c’è il grande amore della madre di Frida che, pur non condividendo lo spirito ribelle della figlia (appoggiato invece dal padre), le costruisce un cavalletto vicino al letto affinché potesse dipingere. 

I libri sono una coedizione delle case editrici Chirimbote e Sudestada, piccole realtà emozionate e quasi spaventate da questo successo improvviso. Nelle edicole affermano che le antiprincesas si vendono e sempre più genitori le chiedono per i loro bambini, maschi o femmine. Per ora ne sono uscite due: la prima antiprincesa è stata, appunto, Frida Kahlo. Poi è arrivata la cilena Violetta Parra, una cantante che viaggiò per i luoghi più remoti del Cile con la chitarra in spalla per cercare tutte quelle canzoni popolari che altrimenti sarebbero andate perse. Nata povera, Violetta imparò da sola a suonare vari strumenti e lasciò un’eredità così amata nel suo paese che, alla sua morte, il poeta Pablo Neruda le dedicò un poema.Tra poco uscirà la terza antiprincesa, Juana Azurduy, una guerriera boliviana della metà dell’800 (quando la Bolivia era ancora l’Alto Perù) che andò a combattere contro la Spagna, nonostante non le permettessero di usare l’uniforme. E poi arriverà l’antiprincesa argentina. Non ci sono indiscrezioni su chi sarà, però è sicuro che non sarà Eva Perón.

Una versione di questo articolo è stata pubblicata su Repubblica Sera

3 Commenti

  1. fernanda scrive:

    Ma che bello, grazie Giulia per questo articolo e per queste antiprincesas, non leggo favole a mia figlia, Penelope di 20 mesi proprio perchè non amo le principesse e i principi. Ma questa è una bellissima idea, chissà se posso comprarle online. E speriamo che la Nostra, si ricordi di Tania, l’antiprincesa cubana. Ciao e grazie

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  2. Claudio scrive:

    Estremamente interessante. Grazie per aver permesso di conoscere questa meravigliosa iniziativa. La proporrò a scuola. Abbiamo tanto bisogno di distruggere un certo tipo di immaginario, soprattutto femminile.

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  3. Ciao a tutti!
    siamo orgogliosi di annunciare che il libro di Frida Kahlo edito da Chirimbote è stato tradotto per l’Italia da Rapsodia Edizioni, potete trovare maggiori informazioni a questo link:
    http://www.rapsodiaedizioni.com/portfolio-item/frida-kahlo-antiprincipesse-1/
    E’ il primo numero di una lunga serie, inizia una splendida avventura!
    Un saluto da Rapsodia

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