Isola di Pasqua: un corpo riapre il mistero sulle teste

Un’archeologa statunitense ha scoperto che sotto le teste monumentali di Rapa Nui c’è un altrettanto monumentale corpo di pietra, intarsiato di geroglifici che potrebbero spiegare il passato della civiltà che li ha scolpiti. Il ritrovamento mette in difficoltà la teorie affermatesi di recente sulla funzione e il metodo di trasporto delle teste, nonchè sulla ragione che portò alla scomparsa prematura della civiltà che le costruì

Orrizzonte: la luce stenta a propagarsi sul passato di Rapa Nui (foto: la rete)

Orrizzonte: la luce stenta a propagarsi sul passato di Rapa Nui (foto: la rete)

Almeno altri 8 metri di statua erano interrati sotto almeno mille delle impassibili teste di pietra che coronano di mistero la pacifica Isola di Pasqua. A scoprirlo è stata l’archeologa americana Jo Anne Van Tilburg, la quale ha anche portato alla luce i geroglifici che sono stati incisi sulla superficie del corpo sotterraneo dei monumenti ed ha proposto un’ipotesi interpretativa rivoluzionaria.

Secondo la sua teoria, che come vedremo tra poco mette in forte difficoltà quella attualmente più in voga partorita dal suo connazionale Terry Hunt, le teste, dette Moais, furono scolpite tra il XII ed il XVII secolo dagli abitanti di origine polinesiana dell’isola, come parte del loro culto dei morti. La loro funzione sarebbe quella di rappresentare i defunti e al tempo stesso di essere il veicolo per proiettare il mana di questi, un aura positiva e un orientamento, sui discendenti in vita.

Lo stretto legame con il passato per cui furono concepiti i moais sarebbe spiegato dagli stessi geroglifici, su cui solo ora scopriamo essere incise figure simili a canoe, così come sarebbero state le imbarcazioni con cui i primi coloni polinesiani raggiunsero l’isola. La base interrata, però, non sarebbe dal punto di vista di Van Tilburg il frutto di una volontà deliberata dell’architetto, bensì la conseguenza di un improvviso tsunami (derivato da un terremoto in alto mare) che avrebbe prima cancellato la popolazione dell’isola e poi ricoperto di sedimenti la parte bassa dei monumenti.

Se questo approccio fosse confermato, e in tal caso si spiegherebbero anche le molte teste trovate incomplete nelle cave di lavorazione, la teoria di Hunt per cui le statue venivano trasportate grazie ad un sistema di corde legate alla testa, che le faceva “camminare” ondeggiando a destra e a sinistra sulla base a forma di mezzaluna verrebbe a cadere, così come verrebbe a cadere anche la’ipotesi sempre sua, per cui la fine repentina del popolo di Rapa Nui sia stata dovuta all’avvento delle malattie portate dai primi coloni europei. Infatti, secondo le cronache dell’arrivo a la Isla de Pascua, nel 1722 l’olandese Jakob Roggeveen non trovò altri che i moais nella loro meditazione silenziosa ad attenderli guardando l’oceano. Le speranze di una verità su questa affascinante parte del passato dell’uomo sono ora riposte soprattutto nella possibilità di comprendere a pieno il significato dei geroglifici scolpiti sulla pietra.

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