Archeologia: Il sacrificio di 40 bambini

Le ossa di 44 neonati sono state trovate in una fossa comune: furono sacrificati circa 700 anni fa per propiziare una guerra

Sono morti per la vittoria di un popolo di cui a malapena parlavano la lingua. Sacrificati per una patria incomprensible, scesa in guerra contro un nemico ignoto. Eppure, di quella cultura che volle irrigare l’albero del futuro con il loro sangue, fecero loro malgrado parte e, anche se a noi sembra assurdo, morire fu un onore: 44 corpi di bambini di un età compresa tra gli zero e 3 anni sono stati trovati in uno scavo archeologico nella regione peruviana di Puno, sulle Ande al confine con la Bolivia. Sono stati uccisi mille anni fa, secondo una tradizione che, a loro modo, è stata adottata da popoli antichi di tutto il mondo.

I loro corpi erano stati inseriti in una torre funeraria detta della Lucertola, una struttura solitamente usata come mausoleo per un notabile del tempo. I bambini sono stati messi a coppie dentro ad alcune ceste di vimini, o dentro a dei vasi nei casi dei più piccoli, in un momento imprecisato datato dagli esperti attorno al 1300 dopo Cristo, ovvero prima dell’avvento della cultura Inca sulle vette andine. Per gli archeologi, il dato più rilevante è proprio questo: comprovare che la tradizione dei sacrifici umani era presente già da prima che anche gli stessi Inca ne facessero una pratica propiziatoria. In questo caso, si crede che i 44 piccoli siano stati uccisi per attirare la buona sorte su una campagna militare. Oltre al cibo, le bevande e gli oggetti decorativi che sono stati inseriti dagli sciamani nelle ceste con i bambini, quasi sicuramente perchè li portassero con loro nel viaggio verso l’aldilà, sono stati trovati anche alcuni recipienti in ceramica, le cui uniche raffigurazioni sono a sfondo bellico. Per questo, si interpreta che le loro vite siano state usate per tentare di volgere al meglio le sorti di una guerra in corso.

Per quanto atroce possa sembrare tutto questo, se lo si osserva da un punto di vista contemporaneo, bisogna tenere presente che anticamente sono state moltissime le civiltà di ogni zona del mondo ad aver fatto ricorso alla pratica del sacrifiicio per ingraziarsi il presunto favore degli dei.

Gli Inca in particolare sceglievano il sacrificio dei bambini come forma di benedizione per una terra appena conquistata. Il sistema di colonizzazione dell’impero che ebbe come antica capitale Cuzco e come suo centro l’attuale Perù permetteva alle popolazioni conquistate di inserirsi nell’apparato statale del conquistatore.

Le famiglie nobili di un popolo conquistato, normalmente tribù o piccole civiltà che popolavano le zone della cordigliera andina e limitrofe a sud del Perù (corrispondenti alle attuali Bolivia, Cile ed Argentina), venivano elette a rappresentare Cuzco sulle terre che un tempo erano state loro. Come satrapi dell’impero venivano elevati ad un rango semi-divino, che trasmettevano per diritto ereditario ai loro figli. Quando si istituiva il potere incaico su una nuova terra, veniva concesso agli di alcune di queste famiglie il privilegio di essere sacrificati per propiziare l’avvento della nuova era.

I bambini venivano accompagnati dagli sciamani nel luogo del sacrificio, che generalmente era il monte più imponente dei dintorni. La scelta delle vette non era fatta per avvicinarsi agli dei, ma perchè si credeva che la montagna stessa fosse una divintà, come d’altra parte anche altri elementi caratterizzanti il paesaggio.

Nel tragitto, spesso lungo e disseminato di difficoltà, visto che concretamente si trattava di percorrere un sentiero di montagna protetti da un mantello e da un paio di sandali, sia gli sciamani che i bambini consumavano la chicha, una’alcolico ricavato dalla fermentazione del mais, le foglie di coca per ossigenare il sangue ed altre sostanze allucinogene come l’ayauhasca.

Lo sballo contribuiva a creare un’atmosfera di trasporto mistico tra i sacerdoti, ad alleviare la stanchezza di tutti e la paura nei bambini. Una volta arrivati sul luogo scelto per il sacrificio, il rituale iniziava con grande trasporto mistico degli sciamani, che si esaltavano nei canti, nell’ebbrezza e nella sensazione del contatto con il soprannaturale.

Machu Picchu una delle città inca più suggestive (fonte: la rete)

Machu Picchu una delle città inca più suggestive (fonte: la rete)

Gli scenari attorno erano generalemente molto suggestivi. Luoghi praticamente inaccessibili per tutto il resto della popolazione venivano visti per la prima e molto spesso unica volta da occhi drogati, convinti di essere artefici di un mandato superiore a tutte le cose. Attorno, le piane infinte, oppure i picchi ghiacciati che si susseguivano a perdita d’occhio. L’uccisione vera e propria avveniva in modo quasi sempre cruento: i  bambini venivano coricati su un fianco ed il sacerdote balzava su di loro con tutto il peso del corpo. Spezzandogli le costole. Schiacciandogli le viscere. Oppure, si usavano pietre per colpirli alla testa. Arrivati a questo punto, la droga era tale che il dolore, la vita ed il mondo reale diventavano molto relativi.

Ancora agonizzanti, si faceva stringere in pugno alle giovani vittime alcune statuette votive, forgiate a seconda della necessità del sacrificio. Oppure, alcuni frutti, campioni delle coltivazioni tipiche del luogo, per propiziare le messi.

I corpi venivano ranicchiati ed avvolti in uno dei mantelli tradizionali e colorati che tuttora usano le popolazioni andine e che i turisti tanto amano fotografare. Dentro al mantello, ancora qualche oggetto per il viaggio verso il mondo dei morti.

In merito alla dinamica della morte dei 44 corpi scoperti ieri dagli archeologi dal gruppo di Eduardo Arisaca si sa ancora poco, se non che appartenevano ad entrambi i sessi e che furuno uccisi, a quanto pare, tutti nello stesso momento.

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