Cultura ribelle: i santi pagani che venera l’Argentina

San La Muerte aiutava i lebbrosi e morì di sciopero della fame, oggi può fare il bene o il male, ma per fare benedire un santino, bisogna rubare l’aspersione al prete. Il Gaucho Gil era un Robin Hood in questa terra di tango e banditi. La Difunta Deolinda Correa, una donna tutta d’un pezzo, che morì di sete ma salvò suo figlio: sono santi illegali, adorati dal popolo

 

Nel bene e nel male: San La Muerte nel carcere di Buenos Aires (foto: Giulia de Luca / Pangea News)

Nel bene e nel male: San La Muerte nel carcere di Buenos Aires (foto: Giulia de Luca / Pangea News)

Santi e peccatori, gauchos, donne virtuose e oscuri patroni. Questa è una storia del sud del mondo, dove la morale assume un altro significato e la pampa si estende per migliaia di chilometri nel nulla. Non abbiate timore, perché qui la morte è una compagna di vita, un gaucho ribelle – e un po’ bandito – il suo protetto è una donna coraggiosa e fedele: la madre tanto venerata.

Tre santi pagani con centinaia di migliaia di devoti ma che non sono riconosciuti dalla Chiesa. Le loro storie nascono da racconti di guerra e di amore, in quell’America del Sud segnata da lotte interne, colonizzazione e da quel decreto d’espulsione del 1767 di Carlo III di Spagna contro i gesuiti – che avevano affiancato il popolo nella ribellione – che diede origine al più oscuro dei santi popolari: San La Muerte.

Nella regione di Corrientes, nel nord-est dell’Argentina, in uno dei padiglioni di una prigione erano stati messi i lebbrosi, curati dal medico-sciamano locale, il Payé. Forse si trattava di un monaco gesuita che non se ne era andato. Un giorno però tornarono altri missionari che non gradivano la presenza del Payé e, d’accordo con le autorità, lo rinchiusero con i lebbrosi. Per protesta lui cominciò uno sciopero della fame rimanendo sempre in piedi, appoggiato a un robusto bastone. E così lo trovarono, morto e avvolto nella sua tunica nera. Il suo primo nome fu “Signor La Morte”, poi la tradizione popolare fece il resto e oggi San La Muerte è un santo rispettato e temuto, a cui si offrono sigarette, acqua, whisky e dolciumi.

Gli si può chiedere il bene e il male (in questo secondo caso, però, la sua immagine viene venerata in segreto), si celebra nella settimana di ferragosto, in pieno inverno australe, e può essere il santo di gente per bene ma anche di ladri e assassini. «Ero in carcere – racconta Antonio, un tempo ladro, vicino al piccolo santuario che si trova nell’Abasto, quartiere di Buenos Aires di tango e banditi -, avevo sentito parlare di San La Muerte, e quando vidi che un altro detenuto aveva un suo santino, gli chiesi di regalarmelo. Lui rifiutò perché era stato benedetto (le cosiddette benedizioni rubate: poiché il santo non è riconosciuto dalla Chiesa, i devoti vanno a messa con l’immagine nascosta e la tirano fuori al momento della benedizione, ndr.)». Ma San La Muerte non era d’accordo. La mattina dopo l’uomo arrivò «con gli occhi venati di sangue, sconvolto, e mi diede il santino. Non posso togliergli un devoto, ripeteva angosciato. Ha insistito tanto che lo accettai». «A volte lo sogno, però non l’ho mai visto in faccia. Dicono che quando gli vedi il volto, è allora che ti si porta via».

San La Muerte è a sua volta protettore di un altro santo popolare, sempre originario di Corrientes, il Gauchito Gil. Disertore, Robin Hood, bandito dal cuore d’oro: un uomo del popolo, nato a Mercedes agli inizi dell’800. La tradizione vuole che fosse un bracciante sfruttato ribellatosi padrone o forse un soldato della Guerra del Paraguay, che disertò per non uccidere i suoi fratelli. Da allora cominciò ad aiutare i poveri distribuendo i proventi dei suoi furti. Fu arrestato e ucciso. Poco prima di morire disse al boia che, al suo ritorno a casa, avrebbe trovato il figlio malato e che per salvarlo avrebbe dovuto pregare nel suo nome. Il boia gli rise in faccia ma quando tornò a casa trovò suo figlio in fin di vita: pregò e il giovane si salvò. Decise quindi di tornare indietro per seppellire degnamente Gil, e lì fu costruito il santuario. Il suo colore è il rosso, altari a lui dedicati si trovano in tutto il paese e ogni otto del mese i suoi fedeli lo celebrano con sigarette, bottiglie di liquore, candele, rosari. L’8 gennaio poi, giorno della sua morte, la cittadina di Mercedes viene invasa dai devoti che per visitare la sua tomba restano in fila anche 17 ore sotto il sole estivo.

Il culto del Gauchito è entrato perfino nelle prediche dei sacerdoti locali. Julián Zini per esempio, Vicario Generale del Vescovato di Goya, ha composto una canzone su di lui sulle note del Chamamé, musica tipica della zona: «Ha rubato al ricco per la giustizia del popolo: l’innocenza dei poveri si chiama necessità!» recita una delle strofe.

C’è poi un’altra figura venerata e rispettata, scelta dai viandanti come protettrice: La Difunta Correa. Era una donna virtuosa, madre amorevole, che morì di sete nel deserto di San Juan, quasi al confine con il Cile, ma che salvò suo figlio continuando ad allattarlo dopo morta. Suo marito era stato reclutato dall’esercito nel 1840, durante la guerra civile, e il commissario di polizia la desiderava per sé. Sola e con un figlio piccolo, Deolinda Correa dovette scegliere tra il commissario o rischiare la vita nel deserto cercando il marito. Ma quando l’acqua finì, morì di sete. Così la trovarono dei mandriani, con il piccolo che beveva il latte dal seno della madre morta, e la seppellirono. La storia passò di bocca in bocca e cominciarono i pellegrinaggi verso la tomba. Anni dopo un mandriano, Don Pedro Flavio Zeballos, fu sorpreso da una tempesta proprio nei pressi della tomba della povera Deolinda. La paura di perdere il bestiame gliela fece invocare e, finita la tempesta, ritrovò tutti gli animali. Fu il primo miracolato della Difunta Correa e costruì una cappella in suo onore, visitata ogni anno da circa un milione di persone.

 

Questo articolo è stato pubblicato su Repubblica Sera

 

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