Cultura: 114 anni fa, Borges

Il 24 agosto del 1899 nasceva a Buenos Aires uno dei più grandi scrittori del mondo. Popolare ma schifato dal popolo, affascinato dall’argentinismo, sempre se visto da lontano, Borges è un genio della contraddizione anche da morto

Intrigo mentale: il concettuale Borges (foto: Scianna)

Intrigo mentale: il concettuale Borges (foto: Scianna)

«Qualcosa mi viene regalato, poi intervengo io e forse tutto va perduto», diceva qualche tempo fa Jorge Francisco Isidoro Luis Borges Acevedo, parlando del modo in cui iniziava a scrivere un testo. «Per l’ambientazione, scelgo un’epoca un po’ lontana in un luogo un po’ lontano e questo mi dà libertà. Così posso fantasticare e addirittura falsificare. Per me l’epoca più comoda è l’ultimo decennio dell’Ottocento, per esempio l’anno 1899, quello in cui sono nato io».

E così, con questa tecnica artigianale e modesta, Borges è arrivato a scrivere un’opera monumentale tutt’altro che umile. Da quel primo Fervor de Buenos Aires (Fervore di Buenos Aires) del ’23, una raccolta poetica in cui era convinto fosse già contenuta tutta l’impronta del suo stile, a quegli ultimi Textos Cautivos (Testi Prigionieri), pubblicati postumi nella rivista El Hogar, nell’86, un anno dopo la sua morte.

Scegliendo spesso quell’ultimo decennio dell’Ottocento e in particolare qull’ultimo anno in cui era nato prematuro di otto mesi, in una famiglia borghese, Borges fu sempre anche precoce. Fu scrittore del primo racconto fantastico, il genere che ha sempre prediletto, a soli 7 anni e poi traduttore di Oscar Wilde due anni dopo.

Dal padre e dagli antenati prese in eredità l’amore per la cultura anglosassone e la cecità. Caratteristiche che lo segnarono sempre, accompagnandolo fino a quella tomba su cui campeggia una scritta in inglese antico, che lo allontana tanto da quel popolo argentino di cui oggi è simbolo, non senza lati oscuri.

Insofferente e odiato dal peronismo, così conformista e proletario, Borges fu direttore della Biblioteca Nacional di Buenos Aires negli anni della sedicente Revolucion Libertadora e dintorni, anni che di rivoluzione e libertà avevano molto poco. Con un linguaggio accessibile a pochi, fece delle proprie trame letterarie tessuti fittissimi e variopinti di fantasia, che aprono a interpretazioni, dispiegano il suo genio, ma anche applicano una grande selezione all’ingresso della prima pagina.

Oggi, Buenos Aires celebrerà il suo mito, avendolo però lontanissimo ed anche distante, dato che è sepolto a Ginevra, in Svizzera, dove era andato a parlare del barrio di Palermo, in una lingua incomprensibile per i suoi passanti.

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