Bolivia, Morales: La coca non è cocaina, lasciatecelo fare

Il presidente indio della Bolivia, Evo Morales, torna a chiedere al mondo di aprire gli occhi: masticare foglie di coca non c’entra nulla con l’uso della cocaina, è una pratica millenaria e fa anche bene alla salute

Il presidente della Bolivia, Evo Morales (FFiorini/PangeaNews)

Il presidente della Bolivia, Evo Morales (FFiorini/PangeaNews)

Si è conclusa venerdì scorso a Vienna la cinquantacinquesima sessione della Commissione delle Nazioni Unite su Droghe e Narcotici, nell’ambito della quale il presidente della Bolivia, Evo Morales, è intervenuto in difesa della pratica millenaria del acullicu o pijcheo, la masticazione della foglia di coca, chiedendo la depenalizzazione di questa da parte delle autorità internazionali.

Lunedì 12 marzo, giorno di apertura della sessione, Juan Evo Morales Ayma ha chiesto ufficialmente di riparare all’errore storico che include la foglia di coca nella lista degli stupefacenti della Convenzione di Vienna del 1961. “In Bolivia non ci sarà una libera coltivazione di Coca ma nemmeno una sua totale assenza” ha affermato, sottolineando come “coca” non sia a priori sinonimo di “cocaina”.

La Bolivia è uscita nel luglio 2011 dalla Convenzione di Vienna dell’ONU stipulata nel 1961 su Droghe e Narcotici che vieta il consumo della foglia classificandola come stupefacente, e sta cercando ora di trattare una riammissione che non condanni la pratica della masticazione della coca come la sua coltivazione controllata. A tal scopo si richiede il consenso dei 184 paesi membri che avranno tempo fino a gennaio 2013 per pronunciarsi in merito.

Per la seconda volta dopo la Conferenza di New York del 2009 Morales si è presentato di fronte all’Onu con in mano una foglia di Erythroxylum coca, esibendo una serie di prodotti derivati dall’antica pianta tra cui bibite, infusioni, medicinali e un energy drink prodotto in Olanda, evidenziando i progressi compiuti dalle autorità boliviane nella lotta al narcotraffico e gli sforzi dei coltivatori di coca nel processo di razionalizzazione delle proprie coltivazioni e ricordando che i maggiori e sofisticati equipaggiamenti dei narcos rendono difficile l’operato di un paese che di per sé gode di scarse risorse economiche.

A tal proposito le cifre del 2011 esposte al direttore esecutivo della Commissione, il russo Yuri Fedotov, fanno riferimento alla distruzione di 6.387 pozzi di macerazione e di 5.033 raffinerie di cocaina e al sequestro di 10.509 ettari di terreno, 27 tonnellate di pasta base, 5 tonnellate di cloridrato di cocaina oltre a 387 tonnellate di marijuana, per un totale di 3713 arresti.

“I produttori di coca non sono narcotrafficanti e noi, consumatori, non siamo narcodipendenti” ha affermato Morales, che prima di essere eletto nel gennaio del 2006 presidente della Repubblica Boliviana era ed è tutt’ora sindacalista cocalero. Lo Stato Plurinazionale Boliviano – così chiamato in nome delle oltre 40 etnie indigene che compongono il suo variopinto panorama culturale – rappresenta il terzo paese produttore di foglia di coca nel mondo dopo Colombia e Perù, con più di 31.000 ettari di coltivazioni di cui 12.000 di fatto legali e destinati a usi tradizionali. Tra il 62 e il 67 per cento della popolazione, di discendenza Quechua, Aymara o meticcia come lo stesso presidente, mastica regolarmente e quotidianamente la foglia della discordia, alla quale si attribuiscono alti potenziali nutritivi e medicamentosi.

La pratica del aculicu aiuta infatti a non sentire fame, sonno e stanchezza, neutralizza la cefalea e i dolori addominali e costituisce una sorta di antiinfiammatorio naturale, effetti di cui a onor del vero poterono beneficiare anche i conquistadores spagnoli sfruttando la manodopera indigena nelle miniere andine. L’articolo 384 della nuova Costituzione Boliviana stabilisce che la foglia di coca è patrimonio originario, ancestrale e culturale della Bolivia.

Un gruppo di boliviani suona e balla durante una festa tradizionale (FFiorini/PangeaNews)

Un gruppo di boliviani suona e balla durante una festa tradizionale (FFiorini/PangeaNews)

L’appello di Morales è stato accompagnato e sostenuto in patria con una massiccia mobilitazione in appoggio alla campagna internazionale iniziata a Vienna. Per celebrare l’uso millenario della foglia di coca sono state distribuite più di 30.000 bustine, non di polvere, ma di foglie: l’insolita iniziativa ha coinvolto più di 50.000 persone in alcune delle maggiori città della Bolivia come La Paz, Oruro, Cochabamba, Sucre, Potosí e Santa Cruz de la Sierra.

Guardando al versante Latinoamericano, in una dichiarazione del 2 marzo scorso emessa a Santa Fe di Bogotà, Colombia, il Parlamento Andino ha esortato l’ONU a considerare le condizioni richieste dal governo di La Paz, mentre pochi giorni prima del suo intervento a Vienna Morales ha rivelato che anche il Perù appoggerà la campagna per la depenalizzazione della foglia di coca.

In un’ottica “continentale” potrebbe sembrare che stia guadagnando spazio l’idea che il problema non risieda tanto nel luogo di coltivazione e produzione quanto in quello di approdo delle sostanze illegali, e questo potrebbe finalmente focalizzare l’attenzione sui paesi consumatori di stupefacenti, dai quali proviene la richiesta che muove questo enorme mercato. Difficile diventerebbe, nel dibattito coca-cocaina, non guardare quindi agli Stati Uniti che assorbono da soli il 35% della produzione annua mondiale. Il Vertice delle Americhe, che dovrebbe convocare tutti i paesi del continente americano, previsto per il 14 e 15 aprile, potrebbe costituire un’occasione per affrontare la questione, sempre che si riesca a superare il contrasto tra Stati Uniti, contrari alla presenza di Cuba, e i paesi dell’ALBA che minacciano di non partecipare se l’isola non sarà invitata.

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