Venezuela: arrestato il poliziotto che ha ucciso un 14enne in una protesta

È la 44esima vittima della rivolta iniziata il 14 febbraio di un anno fa. Il governo ha ammesso la responsabilità della polizia e ha fatto arrestare l’agente che ha sparato. «Sono stato aggredito», ha dichiarato in commissariato, Kluiverth però non stava neanche partecipando alla manifestazione

Protesta continua: da un anno in Venezuela non si ferma la rivolta e nemmeno le vittime (foto: Alejandro Cegarra / alecegarra.com)

Protesta continua: da un anno in Venezuela non si ferma la rivolta e nemmeno le vittime (foto: Alejandro Cegarra / alecegarra.com)

Un agente in assetto anti-sommossa che corre verso il cordone della polizia. Alcuni manifestanti lo inseguono, altri si mettono le mani nei capelli e poi una persona riversa sull’asfalto. Il corpo di Kluiverth Roa appare subito minuto, perché ha solo 14 anni. La sua situazione, invece, disperata: la maglietta che gli hanno appoggiato sotto la testa è imbrattata di sangue e mentre alcuni lo filmano e altri tentano di salvarlo, lui muore attorno al mezzogiorno di ieri l’altro, in una protesta anti-governativa nell’ovest del Venezuela. Con questa scena cruda che circola sui social network lo studente iscritto al liceo Codazzi di San Cristobal, cade nei pressi della vecchia sede dell’Università Cattolica di Tachira, dove da due giorni si protesta contro il presidente Nicolas Maduro.

Mentre le autorità confermano che a sparare è stato un agente anti-sommossa che denuncia un’improbabile aggressione da parte del ragazzino, i genitori e altri testimoni chiariscono che Kluiverth stava solo passando di lì per andare a prendere l’autobus e tornare a casa, come faceva ogni giorno dopo la scuola. Ora, però, è diventato la 44esima vittima violenta della rivolta iniziata il 14 febbraio di un anno fa, la sesta della settimana secondo l’opposizione.

Da quando mercoledì scorso il governo si è dichiarato vittima di un complotto ed ha arrestato come presunto responsabile il sindaco di uno dei 5 distretti metropolitani di Caracas, Antonio Ledezma, i partiti anti-socialisti hanno deciso di contestare per via pacifica e istituzionale una decisione che ritengono arbitraria e semplicemente volta a zittire le voci critiche. Tuttavia, l’indignazione per la persecuzione che gli esponenti dell’opposizione continuano a subire in Venezuela (prima di Ledezma ci sono stati almeno altri 5 casi analoghi), mantengono vive in tutto il Paese le proteste iniziate dal segretario del partito Voluntad Popular, Leopoldo Lopez, oggi a sua volta in carcere.  

Ci sono barricate in tutte le principali città, gli incidenti con la polizia sono all’ordine del giorno e il Tachira, dove oggi è morto il giovane Kluiverth, è uno dei focolai più importanti, nonché la regione che si sollevò spontaneamente anche prima della chiamata alle piazze di Lopez. Mentre si attendono i risultati dell’autopsia sul ragazzo, per chiarire meglio l’accaduto, l’episodio ha già scatenato la rabbia dei manifestanti contro le forze di sicurezza. L’Università Cattolica ha sospeso tutte le attività accademiche fino a data da destinarsi ed è possibile che nelle prossime ore il fatto causi ripercussioni a livello nazionale. Di certo, molti hanno già messo in collegamento questo fatto tragico, con la recente autorizzazione per gli agenti di sicurezza a portare (e usare) armi da fuoco durante le sommosse, una normativa che inizia subito a dare effetti discutibili.

Una versione di questo articolo è stata pubblicata su LaStampa.it

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