Usa, Messico, Uruguay: L’Erba del vicino è sempre più libera

La legalizzazione della marijuana per scopi ricreativi negli Usa apre un dibattito: Il Messico si chiede se seguire la stessa strada mentre più a sud, il “bigotto” Uruguay, prende proprio i messicani come esempio.. negativo

 

Legalizzazione: dopo gli Usa ci pensano anche Messico e Uruguay (foto: Alejandro Bazan/PangeaNews)

Legalizzazione: dopo gli Usa ci pensano anche Messico e Uruguay (foto: Alejandro Bazan/PangeaNews)

Lo stesso giorno in cui gli elettori degli stati Usa di Washington e Colorado si recavano alle urne per rieleggere il Presidente Obama, passavano anche alla storia per aver votato e approvato un progetto di legge a favore della legalizzazione della marijuana per uso ricreativo. Una scelta grazie alla quale, a partire da questo dicembre, i cittadini che in questi due stati sono maggiori di ventuno anni potranno possedere fino a 28 grammi di marijuana e sei piantine dentro casa. Un momento storico, che pone gli States come primo paese moderno ad aver eliminato la proibizione sulla produzione e distribuzione di cannabis per usi non medici.

Molti chilometri più a sud, in Messico, la legalizzazione statunitense ha immediatamente aperto un acceso dibattito tra chi è contro e chi è a favore di un provvedimento simile nel Paese. Tra questi ultimi, il punto di riferimento è diventato il politico di sinistra Fernando Belaunzarán, che ha introdotto nel congresso messicano una proposta di legge del tutto simile a quella del Colorado e che, se approvata, regolarizzerebbe la marijuana nel paese inquadrandola in maniera del tutto analoga all’alcol.

Belaunzarán si è fatto portavoce di tutti quei messicani che non vogliono contribuire ai guadagni dei cartelli del narcotraffico e, come lui stesso ha spiegato in conferenza stampa in occasione della presentazione della proposta di legge, i cittadini “devono chiedersi se ha senso continuare con una campagna militare frontale, che ha generato tanta morte e distruzione, per impedire l’ingresso negli Usa di una sostanza che in quel paese oggi è permessa e regolamentata”. Le scelte di Washington e Colorado, secondo molti analisti, potrebbero cambiare per sempre i rapporti bilaterali tra i due paesi e, in questo senso, c’è attesa per sapere come affronteranno il tema cannabis il neo eletto Presidente messicano Peña Nieto e il riconfermato Barak Obama.

Un tema cruciale, insomma, che negli ultimi mesi ha guadagnato importanza nel continente sud americano anche, e soprattutto, grazie all’Uruguay e al suo Presidente José “Pepe” Mujica, e al suo tentativo di statalizzare la produzione della marijuana. L’Uruguay rappresenta l’altra faccia di una medaglia che vede nel Messico uno dei grandi produttori del continente e che, probabilmente, avrebbe anche più urgenza di percorrere la strada della legalizzazione. L’Uruguay, in questo senso, si sta affermando come paese all’avanguardia, tanto è vero che un’altra proposta di legge molto discussa che era partita assieme a quella sulla cannabis, ovvero quella sulla legalizzazione dell’aborto, ha visto la luce in fondo al tunnel con una storica approvazione solo pochi mesi fa.

Del resto, come dichiarato dallo stesso Mujica in una recente intervista, la cannabis “merita più rispetto e una conoscenza più approfondita”. Egli stesso, che non ha mai fumato in vita sua e che definisce sè e il suo paese come dei “bigotti”, perchè in un primo momento erano contrari alla proposta, ha finito col diventare il suo sostenitore numero uno; Una decisone presa, anche alla luce della terribile situazione messicana. Perché “quello che mi spaventa – continua a ripetere pubblicamente Mujica – è il narcotraffico, non la droga”.

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