Uruguay: il governo incentiva il turismo gay

Sono soprattutto uomini, diretti alle spiagge di Punta del Este, ai bar di Colonia o alle strade della Montevideo vecchia, in costante aumento ogni anno e disposti a spendere fino a 200 dollari al giorno, più del doppio che un turista etero

In marcia: rotta sull'Uruguay per il turismo gay (foto: la rete)

In marcia: rotta sull'Uruguay per il turismo gay (foto: la rete)

L’hanno chiamata la Svizzera del Sudamerica, perchè le sue poche tasse e l’anonimato nei conti bancari ne hanno fatto una meta del turismo finanziario, ma ora l’Uruguay è deciso a diventare anche una destinazione gay friendly, un’altra soluzione che, dietro all’ispirazione tipicamente progressista che ha storicamente contraddistinto il paese, promette guadagni lauti almeno quanto la precedente.

Le spese in vacanza di quelle che nel settore si chiamano turisti dalle preferenze sessuali diverse sono sensibilmente superiori a quelle della clientela tradizionale ed eteresessuale. Per questo, il ministero del Turismo ha mobilitato le amministrazioni delle principali località balneari del paese e le ha convocate a un ciclo di tre giorni di conferenze sull’intrattenimento turistico gay friendly.

Mentre la capitale, Montevideo, vanta già strutture come bar, alberghi e discoteche che fanno parte dei circuiti GLBT internazionali, il resto della costa, dove sorgono stabilimenti famosi in tutto il mondo come Punta del Este o paradisi della pace oceanica come La Pedrera, non hanno ancora sviluppato quest’ambito.

In termini concreti, la maggior parte del turismo omosessuale che arriva in Uruguay, proviene dall’Argentina ed aumenta ad un importante tasso del 100% ogni anno. Dal punto di vista commerciale, se un cliente standard spende in media tra i 70 e i 90 dollari al giorno, un turista gay invece, arriva tranquillamente a una media di 191, costituendo un evidente soggetto di marketing privilegiato.

I luoghi preferiti dai gay in Uruguay sono appunto Punta del Este, ma anche Colonia o la stessa Montevideo.

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