Siccità: suicidio di massa tra gli indios messicani

Almeno due Ong contadine del sud del Messico hanno denunciato il suicidio di 50 persone nella comunità dei raramuris. Le autorità dello Stato di Chihuahua smentiscono il fatto e vanno a scattarsi foto con gli indios, ma la stampa avverte: suicidio o non suicidio, la situazione è gravissima

Nella cultura popolare si crede che i lemmings, roditori della tundra e delle zone artiche poco più grandi di un ratto comune, si suicidino in massa durante le loro migrazioni. La teoria sembra essere stata introdotta da un documentario della Walt Disney, in cui la regia inscenò una morte di massa, in cui i lemmings correvano oltre l’orlo di una scogliera. Tuttavia, la scienza moderna ha ormai dimostrato che la loro intenzione non è quella di morire, ma tentare di attraversare il mare a nuoto, credendolo erroneamente un fiume. L’unico animale esistente in natura a suicidarsi in massa è l’uomo.

Il suicidio di gruppo viene professato dalle sette ultra-psicotiche degli Stati Uniti, lo minacciano gli operai cinesi sull’orlo del licenziamento e, a quanto pare, anche se la notizia è stata smentita dalle autorità statali, lo hanno appena fatto anche una cinquantina di indios della comunità raramuris, che abitano una zona della Sierra Madre messicana chiamata Sierra Tarahumara, famosa per la sua biodiversità, l’escursione termica e per la crisi alimentare che sta attraversando da alcune settimane.

Il primo a lanciare l’allarme è stato il sindacalista contadino Ramon Gardea, del Frente Organizado de los Campesinos, secondo cui «al 10 dicembre almeno 50 tra uomini e donne – raramuris -, dopo giorni senza avere nulla da dare ai loro figli, si sono gettati in un dirupo». La notizia, data in diretta durante un’intervista televisiva, come si può vedere nel video qui sotto, è poi stata confermata da un altro attivista della zona, ma negata categoricamente dal governo. «Noi della Protezione Civile non abbiamo avuto alcun tipo di segnalazione in merito ad un suicidio, nè tanto meno si è parlato di un suicidio di massa», ha detto Laura Gurza in una conferenza stampa di ieri.

Il mistero che avvolge la questione, però, se da un lato adombra la verità sulle morti di 50 persone, dall’altro fa luce su quella che è innegabilmente una situazione di fatto gravissima: in primo luogo, se non è possibile verificare la morte o l’esistenza in vita di 50 persone, allora vuol dire che lo stato di arretratezza sistemica della zona è grandissimo. Poi, c’è la siccità, la carestia, la miseria e la fame. La stampa di Città del Messico, facendosi eco dell’accaduto, ha assunto proprio questa posizione, facendo notare che lo stesso governo del Chihuahua ha riconosciuto questa come la peggior siccità della propria storia, in cui sono andate perse almeno 25 mila tonnellate di mais destinato esclusivamente ad alimentare gli autoctoni.

Dalla stanza dei bottoni rispondono di aver provveduto, per quanto possibile, ad affrontare il problema. Il segretario per il Fomento Sociale, Servando Portillo, è salito personalmente sulla Sierra del Tarahumara per consegnare kit alimentari a 915 famiglie e si è fatto fotrografare tra la felicità generale. Perchè ciò avvenisse, però, c’è voluto il sospetto che 50 di loro si fossero suicidati e poi resta il dubbio che una volta che i kit alimentari siano finiti e i teleobiettivi riscesi a valle, gli indios ricadranno nell’oblio. Se ciò dovesse accadere, speriamo almeno che abbiano imparato che per attirare l’attenzione, non serve morire nel tentativo di attraversare il mare, ma basta dire di averlo fatto.

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