Schindler’s List in Cile: con le sue farmacie, Jorge salvò i ricercati del regime di Pinochet

Sindacalista, funzionario del governo di Allende e militante comunista, Jorge Schindler fu cacciato dall’amministrazione pubblica in seguito al golpe di Pinochet e aprì una catena di farmacie con cui salvò decine di rivoluzionari dalle grinfie del regime

Jorge Schindler e la moglie brindano alla caduta di Pinochet (foto: cortesia Jorge Schindler)

Jorge Schindler e la moglie brindano alla caduta di Pinochet (foto: cortesia Jorge Schindler)

Le vetrine dell’agenzia di viaggi Chile Touristik nel centro di Francoforte, nascondono una storia che supera i confini del luogo e del tempo in cui si trova, sfidando anche con le sue coincidenze, i limiti della fantasia più ricca. Prima di prendere la cittadinanza svizzera e provar fortuna nel settore vacanze, infatti, il suo titolare fu un giovane cileno che salvò la vita a decine di perseguitati politici del regime del generale Pinochet, nascondendoli come impiegati della catena di farmacie che possedeva a Santiago. Più tardi poi, quello stesso uomo fu anche la persona che davanti a un famoso film di Steven Spielberg, scoprì di non essere stato il solo a combattere una dittatura usando il suo spirito imprenditoriale, e restò incredulo nel vedere che chi lo aveva fatto prima di lui, portava addirittura il suo stesso cognome.

«Ho scoperto la storia di Oskar Schindler e della sua famosa lista come la maggior parte delle altre persone: guardando la Tv», racconta il 75enne Jorge Schindler dalla Germania, dove vive dai primi Anni Ottanta in seguito alla sua fuga dal Cile. «Sono sempre stato un anti-fascista e mi sono commosso davanti a quel film. Le nostre vite hanno delle analogie sorprendenti, ma anche una grande differenza: Oskar collaborò con la Gestapo per salvare i suoi mille operai ebrei, io invece ho ingannato la Dina, per tener nascosti i miei cento finti dottori».

Nipote di un professore di Marsiglia andato a parare nel gelido Arauco, una regione carbonifera e inospitale del sud cileno, Jorge fu un ragazzo povero dalle idee comuniste, finché non si trasferì nella capitale e si sposò. Il padre della sua prima moglie era farmacista e quando lui lo prese come suocero, l’altro lo ricambiò facendolo diventare suo socio. Il mestiere dello speziale gli cambiò la vita a tal punto che, da una bottega di quartiere, arrivò a vendere aspirine in tutto il Cile per conto della Bayer, dove faceva anche il sindacalista.

Quando nel 1970 Salvador Allende diventò presidente, Schindler, che aveva lavorato alla campagna elettorale, ottenne un posto nella pubblica amministrazione, perdendolo però l’11 settembre di tre anni dopo. Quel giorno del ’73, l’esercito espresse il malcontento dei conservatori cileni, bombardando il palazzo de La Moneda e spodestando il governo socialista. Con l’inizio di una dittatura che sarebbe durata fino al 1990, a Jorge toccava ricominciare con poco: l’esperienza accumulata tra le medicine, una fama da attivista diventata scomoda e un prestito in banca.

«La prima farmacia l’ho aperta a Villa Mexico, la seconda in casa da due zitelle al Maipù. Tutti quartieri popolari di Santiago», dice dell’impresa che arrivò ad avere sette locali e che, sulle prime, «medicava i ragazzi di strada, curava le donne incinte e aiutava gli anziani». Tuttavia, il progetto prevedeva anche un doppio fondo: nel retrobottega di ogni negozio, funzionava un centro d’accoglienza per i perseguitati politici, che venivano sfamati, ripuliti, vestiti col camice bianco e mandati al banco a vendere farmaci con regolare ricetta.

«I primi ad arrivare furono soprattutto comunisti ricercati. Volevano riattivare il partito in clandestinità. Poi si sparse la voce tra tutti i rivoluzionari, gli studenti, i sindacalisti del carbone della regione in cui sono nato». Create in quel ’74 in cui moriva il suo più noto omonimo Oskar, le farmacie Schindler durarono quasi cinque anni e dei 100 ricercati accolti, solo due furono catturati e uccisi dagli agenti di Pinochet.

Nel maggio del ’76 fece irruzione polizia, cercando «l’ospedale segreto in cui si curano i sovversivi». «Ammisi che eravamo tutti di sinistra, ma dissi anche che dopo il golpe avevamo abbandonato la militanza – ricorda Jorge – non penso che mi abbiano creduto, ma nemmeno trovarono prove del contrario». La sua copertura durò fino al ’79, poi la situazione si fece insostenibile e fuggì in Germania. Adesso che la pubblicazione di un libro con la sua storia l’ha reso famoso, molti gli chiedono se tornerà in Cile. «Perché no – risponde lui – potrei lavorare in una delle mie farmacie, molte sono ancora aperte e le gestiscono ancora i vecchi compagni».

Una versione di questo articolo è stata pubblicata sul quotidiano La Stampa.

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