mercoledì 15 ago 2018

Ruben a caccia di tesori nell’Inferno dei Naviganti

Le acque bastarde del Rio De La Plata non sono né fiume, né mare, ma sotto alle loro tempeste e tra i loro scogli, i secoli hanno nascosto tesori inestimabili: Almeno 2000 galeoni riposano in questi fondali, 15 contengono tesori, uno è stato portato in superficie, altri sono ancora lì. Ruben, li cerca

Mari tempestosi: sotto, nascondono tesori (foto: Ludolf Backhuysen)

Mari tempestosi: sotto, nascondono tesori (foto: Ludolf Backhuysen)

Buenos Aires – «Ve l’ho detto mille volte, per trovare un galeone, dovete cercare le ancore e i cannoni». L’operazione Madonna Nera era cominciata poco prima dell’alba e le quattro barche scandagliavano il fondo meticolose, a poche centinaia di metri dalla spiaggia della Mulatta, sulla costa uruguaiana. Gli uomini dell’equipaggio stavano in silenzio, attenti ai monitor di controllo e a ogni scarica elettrostatica che rompesse il fruscio di fondo delle apparecchiature. Sonar, magnetometro protonico: nessun segnale. Poi all’improvviso una spia comincia a lampeggiare, si sente un cicalino d’allarme: «Succede qualcosa?» Si, uno dei sommozzatori sta tornando in superficie. «Quando il ragazzo è arrivato a bordo non riusciva nemmeno a parlare. Aveva in mano una palla di cannone del Nostra Signora di Loreto».

Ruben Collado ha una sessantina d’anni, un’adorazione per Jacques Cousteau e l’insolito passatempo di cacciare tesori sommersi. È nato in Argentina, ma ha passato gran parte della vita navigando il Rio de la Plata, quella zona d’acqua che separa Buenos Aires da Montevideo e che unisce la foce del Paranà all’Oceano Atlantico, senza essere né fiume, né mare, ma concentrando in sé una dose tale di scogli e tempeste, che un tempo lo chiamavano l’Inferno dei Naviganti. «Ci sono almeno 2 mila navi incagliate nei suoi fondali – dice Collado – 15 delle quali contengono sicuramente tesori. il Nostra Signora di Loreto (vascello spagnolo, affondato nel 1792) è stata una delle mie più grandi scoperte, anche se non supererà mai il Nossa Senhora da Luz».

Quando nel 1752 questo battello portoghese salpò alla volta dell’Europa, era carico di monete d’oro e così era ancora quando lo trovò Ruben 240 anni dopo: «Il suo valore è inestimabile. È stato l’unico bottino in oro recuperato in Sudamerica durante due secoli». Il problema di un tasso di successo così basso non è la scarsa offerta di relitti, ma i grandi costi delle operazioni. Tuttavia, questo è un sogno che tocca la fantasia di molti e diversi Paesi dell’America Latina (dove si trova la maggior parte dei tesori), stanno attivando normative speciali.

Dal 2009, l’Argentina ha iniziato un programma di ricerca che si occupa di pattugliare le coste patagoniche. Giovedì, una delle squadre inviate sul territorio ha trovato il Purisima Concepcion, naufragato nel 1765: C’era rimasto solo parte dello scafo, perché l’equipaggio lo smontò per costruire un’imbarcazione e tornare a casa. D’altra parte, la Colombia sta discutendo una legge per tutelare il patrimonio sommerso. Nelle sue acque si nascondono almeno 2.300 galeoni, tra cui il San José, affondato nel 1708 con 11 milioni di monete d’oro, equivalenti a 3,6 miliardi di euro. Ruben ogni tanto ci pensa, ma prima vuole trovare il Lord Clive, un tre ponti inglese da 60 cannoni, affondato dagli spagnoli nel 1763. «Sta a 350 metri dalla riva e a soli sei metri di profondità, ma il nemico lo coprì di rocce perché nessuno potesse ripescare il tesoro. L’operazione si chiamerà Camelot».

Questo articolo è stato pubblicato sul quotidiano La Stampa

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