Paraguay: la guerriglia colpisce ancora

Dopo sei mesi di caccia governativa ai guerriglieri dell’EPP, un sequestro di marijuana, che correva verso confine boliviano, fa ricondurre le indagini ad armi rubate finite probabilmente in forza alla rivoluzione contadina

L'EPP è una delle guerriglie più attive dell'America Latinca (fonte: Lenin Ocampo)

L'EPP è una delle guerriglie più attive dell'America Latinca (fonte: Lenin Ocampo)

Portava a spasso nella sua auto mezza tonnellata di marijuana il ventisettenne fermato nell’arida regione paraguaiana del Chaco, era diretto in Bolivia con l’intenzione di scambiare il carico con circa 25 kg di cocaina. E ha risposto negativamente alla domanda se quell’ingombro di 540 kg fosse suo, suggerendo alle forze dell’ordine che la proprietà era riconducibile a Ramon Ramirez Medina, 39 anni. Vecchia conoscenza delle autorità per traffici di droga attraverso la frontiera boliviana, su Medina vive il sospetto che abbia ideato l’attacco del 2008 a un distaccamento boliviano, in cui furono rubati dei fucili da guerra. Ma l’interesse degli inquirenti sta nel fatto che secondo le indagini quelle armi siano poi state vendute all’EPP, Ejercito del Pueblo Paraguayo, il gruppo armato marxista-leninista attivo in Paraguay, specialmente nella poverissima area di San Pedro, che ha violentemente sposato la riscossa contadina. La quantità della merce non è poi così rilevante, consistendo in sei fucili da guerra (pagati dai guerriglieri 12000 dollari l’uno secondo gli investigatori, e in numero non inferiore a tre) tuttavia i riflettori sono fortemente puntati sul gruppo comunista a causa delle ultime azioni, in particolare quando lo scorso ottobre svaligiarono e distrussero un comando di polizia uccidendo due agenti. Ciò andava a integrare il già folto curriculum di assalti e rapimenti che iniziò nel 1997, il più eclatante quello in cui sequestrarono e uccisero la figlia dell’ex presidente Cubas.

Le armi sarebbero state vendute dal Medina personalmente ad Alejandro Ramos Morel, detto il ‘Jota’ e considerato uno dei capi del gruppo. Ad alimentare l’attenzione riguardo il piccolo ma agguerrito nucleo devoto alla Teologia della Liberazione, ci sono le continue accuse del partito d’opposizione, il Partido Colorado, che per bocca della sua presidentessa Lilian Samaniego denuncia ripetutamente la sostanziale copertura che il governo offre al gruppo rivoluzionario. Lugo, capo del governo in carica, dice di rifiutare ogni forma di contatto che non sia la repressione. Su di lui viene fatto pesare il fatto di essere stato vescovo della stessa San Pedro, luogo di formazione di alcuni ex seminaristi poi finti a guidare la guerriglia, e quindi l’ombra di una sua possibile protezione: l’EPP rappresenta infatti uno degli ultimi soffi della Teologia della Liberazione tanto osteggiata negli anni settanta dalla gerarchia cattolica, quando si trovò nientemeno che Marx a gironzolare nei propri corridoi. E di tale corrente Lugo fu un ideologo di spicco. L’opposizione non ha fornito prove dirette, ma i susseguirsi degli eventi, e quindi l’alimentarsi dei sospetti, non fa che caricare pesantemente il clima delle elezioni previste nel 2013.

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