Un Cristo nudo sconvolge il Perù: censura e dimissioni per il re senza veli FOTO

Il cattolicesimo conservatore insorge contro l’artista polemica che ha scolpito Gesù Cristo nudo, angelico e beato tra le donne nude, come non dovrebbe assolutamente essere. Obbligato alle dimissioni anche l’assessore alla cultura della città di Miraflores e poi chiesta la chiusura della mostra. Quando si vuole far polemica con i tipi sbagliati

Scandalo: angeli morti e nudi nella mostra di Cristina Sanna (foto: la rete)

Scandalo: angeli morti e nudi nella mostra di Cristina Sanna (foto: la rete)

Il re è nudo, gridò il bimbo della favola, mentre tutti gli adulti avevano fatto finta di niente e si erano complimentati per il suo bellissimo vestito. Cristo fu di certo un re, perchè sulla sua croce i romani inchiodarono un biglietto che diceva ‘Inri’, cioè le iniziali della frase: “Qui giace il re dei giudei”, così come egli si era proclamato in vita. Ma Cristo si disse re solo per provocazione, in realtà era il capo di un gruppo di ribelli che voleva cacciare il potere coloniale dalla palestina, cioè un tipo non troppo diverso dall’artista peruviana Cristina Planas: una ribelle che per provocazione ha scolpito nudo il re dei giudei ed ora ne paga le conseguenze, come è noto essere toccato anche al suddetto.

«L’arte è un pretesto per riflettere – si è schermita la donna, mentre parlava ai microfoni della gogna mediatica a cui è stata sottoposta dopo l’indignazione ecclesiastica per la sua opera – Se certi gruppi cattolici vogliono criticare il mio lavoro è positivo, ma è diverso se cercano di censurarmi», ha poi aggiunto, commentando la raccolta di firme del gruppo Tradizione e Azione, un titolo temibile dietro a cui si srotolerebbe una nutrita rete di residenti fondamentalisti cattolici, che pretendo «la chiusura della mostra blasfema».

Un desiderio a cui il sindaco di Miraflores non ha ancora potuto dare soddisfazione, visto che in fondo si tratta di un evento culturale promosso dal comune, ma per cui ha già preso provvedimenti seri, cioè, quello di obbligare alle dimissioni l’assessore che ha approvato il progetto, quando questo era solo in fase di proposta. «Sono una schiera di pazzi – ha detto la vittima dell’autolicenziamento, l’ex funzionario pubblico Luis Lama – il sindaco Muñoz è fanatico tanto quanto quelli di Tradizione e Azione», il problema non è tanto che questi chiedano la censura, ha poi proseguito l’uomo, ma il fatto che la politica gli permetta di cogobernare senza che dimostrino di essere maggioranza.

E in questo episodio, il Perù si riconferma come una della società cattoliche più tradizionaliste dell’America Latina. Secondo quanto ha ricordato precisamente l’ex assessore Lama, negli ultimi due anni sono state censurate già altre 4 mostre, sempre perchè come in qusto caso, giudicate inopportune in quanto al pubblico decoro  ed alle parti del corpo mostrate, dalla curia locale. Il fatto paradossale, tuttavia è che la Lama ha realizzato il proprio lavoro sotto la guida di un sacerdote cristiano, don Joaquin Garcia, direttore del Centro Studi Teleologici dell’Amazionia, il quale ha subito manifestato tutta la propria stima per l’opera.

Un parere ecclesiastico che forse non basterà, visto i pericoli precedenti di 4 casi, tutti legati ad esposizioni di tematica religiosa. Uno di questi, manco a dirlo, era un’altra installazione di Cristina Planas, in cui il suo omonimo, Cristo, veniva rappresentato questa volta con una corona di mitragliatori al posto della corona di spine: «Era un modo per attirare l’attenzione sul tema della guerra tra narcotrafficanti in Messico», disse all’epoca l’artista, per giustificare la polemica che anche in quel caso si era scatenata. Ma è anche un copricapo perfetto per il capo dei ribelli.

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