Messico: narcos in tv, le mille facce dei signori della droga

“Il Signore dei Cieli” è una telenovela che racconta la vita di Amado Carrillo Fuentes, il re indiscusso della droga dopo la morte del colombiano Pablo Escobar. È passato alla storia per la sua flotta di aerei che usava per trasportare cocaina da uno stato all’altro: riuscì a far entrare negli Stati Uniti una quantità di droga quattro volte superiore a qualsiasi altro narcos della storia.

Negli anni '90 Fuentes era il re indiscusso dei narcos (foto: la rete)

Negli anni ’90 Fuentes era il re indiscusso dei narcos (foto: la rete)

Era un padre di famiglia affettuoso, era un amante appassionato, era uno dei più grandi narcotrafficanti mai esistiti. Si chiamava Amado Carrillo Fuentes e negli anni ’90 è stato il re della droga, capo del cartello di Juárez, il più potente al tempo tra i quattro che dominavano il mercato: Golfo, Sinaloa, Tijuana e, appunto, Juárez. Oggi la sua vita è raccontata in una serie televisiva – a confermare il fascino che la figura dei narcos esercita sull’immaginario collettivo – che ha preso spunto dalla vita di Fuentes per rappresentare in generale i tanti aspetti di personaggi crudeli e spietati, che però al tempo stesso erano – e forse sono ancora – padri amorevoli e compagni intensi.

La serie è appena cominciata, la sua preparazione ha richiesto un anno di riprese, e si chiama “Il Signore dei Cieli”, come veniva chiamato Fuentes, dato che aveva una flotta di Boeing 747 che usava per spostare la cocaina da uno stato all’altro. Un metodo efficace, perché è riuscito a far entrare negli Stati Uniti una quantità di cocaina quattro volte superiore a qualsiasi altro narcos della storia, compreso il colombiano Pablo Escobar. E sebbene il titolo suggerisca un lavoro autobiografico, anche se il nome del personaggio tv sarà Aurelio Casillas, dalla produzione assicurano che si tratterà di un insieme di aneddoti su vari narcotrafficanti con un tocco di finzione.
Il signore dei cieli era quasi una leggenda, un personaggio misterioso di cui si sapeva ben poco. Dicevano che facesse impazzire le donne, che fosse un amante dell’alcohol e della cocaina e che quando era ubriaco diventava estremamente violento. La polizia, che pure lo cercava senza sosta – almeno la parte che lui non aveva sul suo libro paga – aveva di lui solo una vecchia fotografia ma non sapeva, per esempio, la sua età esatta. Carillo Fuentes era nato a Guamuchilito, una piccola città nel nord-est del Messico a pochi chilometri da Culiacán, dove i narcos costruiscono palazzi di marmo vicino a catapecchie di cartone. Lì, dal 4 luglio del 1997, si trova la sua tomba ma alcuni dicono che non sia davvero morto.
La versione ufficiale sostiene che Amado Carrillo morì nel 1997 in una clinica di Città del Messico durante un’operazione di chirurgia plastica per modificare i lineamenti del suo viso. I medici che lo operarono vennero assassinati pochi giorni dopo. La polizia identificò il cadavere dalle impronte digitali, dato che la faccia era totalmente sfigurata, ma in molti sostengono che le prove non vennero raccolte in modo approfondito. I narcocorridos, canzoni che parlano dei boss della droga, raccontano che Fuentes avrebbe finto la sua morte per riuscire a fuggire. Che sia morto oppure no, è certo che dopo la sua uscita dal giro i cartelli messicani cominciarono una terribile guerra per occupare il vuoto di potere che si era creato. Dopo diversi mesi e centinaia di morti, la pace arrivò solo grazie a un accordo tra i vecchi uomini di Carrillo e il cartello di Sinaloa, guidato dal terribile “El Chapo” Guzmán che, non a caso, è diventato il nuovo re del narcotraffico.

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