Messico: l’ombra dei narcos sulla tragedia degli studenti

Più passa il tempo e più le speranze di ritrovare vivi i 43 studenti messicani scomparsi dopo una manifestazione, lasciano spazio alle domande, spesso senza risposta: chi ha potuto fare questo? E soprattutto, perché? Storia di un paese in cui tutte le strade portano ai narcos

Stato armato: il Messico in preda alla violenza (foto: Gregorio Serafino)

Stato armato: il Messico in preda alla violenza (foto: Gregorio Serafino)

Dopo quasi tre settimane dai deplorevoli episodi accaduti nel municipio di Iguala, stato di Guerrero, un intero paese si domanda quali saranno ancora le conseguenze estreme della corruzione politica e del potere esercitato dai membri di quello che, ormai da anni, si chiama narcoestado. Dopo la brutale aggressione ai danni degli studenti (6 morti, di cui tre estranei ai fatti, e 43 desaparecidos con ogni probabilità massacrati, bruciati ed interrati in fosse comuni) la società civile messicana ancora una volta, tra lo stupore e l’indignazione, si riscopre abbandonata in un vicolo cieco: da una parte una politica in gran parte corrotta e inefficiente, dall’altra il governo armato e brutale dei narcos. Il narcoestado, infatti, si è crudelmente manifestato nella notte tra il 26 e 27 settembre nella città di Iguala, parte nord dello stato di Guerrero, non distante dalla capitale Chilpancingo a circa 4 ore da Città del Messico. La violenza irrazionale ed estrema dei poliziotti o presunti tali nei confronti degli studenti è per molti versi, anche in un paese come il Messico dove dal 2006 ci sono stati 100 mila morti e 30 mila desaparecidos, sorprendente e terrificante.

Senza un apparente motivo che possa giustificare un conflitto di tale entità, sono stati massacrati senza avviso studenti tra i 19 e 23 anni, giovani cittadini messicani provenienti da diverse parti del paese, anche se perlopiù appartenenti a poveri municipi indigeni della Costa Chica e Montaña di Guerrero. Chi ha dato l’ordine per commettere un crimine cosi efferato ed apparentemente senza motivo? Qual è stata la ragione di tale follia, quale spietato essere umano o dalle apparenze demoniache può aver fatto a pezzi giovani inermi e indifesi?

Queste e molte altre domande assillano da giorni la popolazione di Guerrero e di tutto il Messico. Non si parla d’altro, a ben ragione d’altronde. Forse il caso di Iguala tra le mille domande, misteri, e possibili spiegazioni che terranno banco nelle prossime settimane, rappresenta fin d’ora un salto di livello nella gestione del potere da parte del narcoestado, entità con una struttura corporativa ancora in parte misteriosa e per certi versi da dimostrare, che però senza dubbio spiega l’alleanza tra il crimine organizzato ed i partiti politici, rafforzatesi da quanto governa il PRI del presidente Enrique Peña Nieto.

L’alcalde (sindaco) della città di Iguala, Josè Luis Abarca, latitante dal giorno successivo ai terribili fatti, è sposato con Marìa de Los Angeles Pineda una donna fortemente legata ai narcos (diversi suoi fratelli sono stati uccisi e appartenevano al cartello dei Beltràn Leyva, inoltre il presunto “el Salo” o “el Molòn” – Salomòn Pineda Villa – sembra essere uno dei capi del gruppo dei Guerreros Unidos, gang spietata attiva nel municipio di Iguala e nel nord di Guerrero alla quale si attribuisce la strage degli studenti).

Nel frattempo le maggiori organizzazioni internazionali per i diritti umani, come Human Right Watch e molti governi esteri, hanno avvertito il Messico della gravità estrema dei fatti del 26 settembre ad Iguala e della assoluta priorità di ritrovare con vita (ormai è solo una debole speranza) i 43 studenti desaparecidos della scuola Normale di Ayotzinapa. In tutto lo stato di Guerrero la tensione e la paura sono evidenti: la scuola Normale si caratterizza per una forte tradizione di lotte sociali (Othon Salazar, fondatore del primo partito filocomunista messicano, il partido del trabajo) che durante gli anni della guerra sporca sono sfociate anche in movimenti di guerrilla, guidati daLucio Cabañas e Genaro Vázquez.

Almeno una quindicina di ragazzi scomparsi sono originari della regione indigena della Montaña, dove nel capoluogo Tlapa de Comonfort l’ansia e la disperazione delle famiglie è sfociata in rabbia. In una recente manifestazione sono stati saccheggiati gli uffici del governo e della polizia locale, mentre la promessa di tutte le organizzazioni che appoggiano le famiglie dei dispersi di Ayotzinapa è di non fermarsi hasta encontrarlos

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