Messico, il grido di una madre: «Rapiti altri 31 ragazzi»

Questa volta sono ancora più giovani dei 43 studenti della Normale di Ayotzinapa ed è presente almeno una bambina. Lo ha denunciato una madre, che ha taciuto per paura dal 17 luglio ad oggi. Il fatto è avvenuto a 20 km da Iguala e al marito è stato tagliato un dito come monito d’omertà

Chi li ha visti? 31 + 43 fa 26 mila desaparecidos in Messico (foto: la rete)

Chi li ha visti? 31 + 43 fa 26 mila desaparecidos in Messico (foto: la rete)

Sono trascorsi due mesi esatti dalla notte di pioggia e pallottole in cui la città di Iguala fece da scenario alla più grave tragedia della storia contemporanea messicana: l’uccisione di 6 persone e il rapimento di 43 studenti medi, nell’ambito di una manifestazione di protesta. Se qualcuno sperava di poter celebrare la ricorrenza con la libertà dei ragazzi, si prepari purtroppo a notizie peggiori: una donna intervistata ieri da una televisione francese, ha denunciato infatti la scomparsa della figlia di appena 12 anni, rapita insieme a 30 altri compagni di scuola, da un gruppo di uomini armati che anche questa volta farebbero capo alla polizia dello stato di Guerrero e alla banda narco dei Guerreros Unidos che qui opera.

Da anni il Messico viene spazzato da una guerra per il controllo del mercato della droga, un conflitto che ha portato, stando alle stime più accreditate, ad almeno a 150 mila morti e 26 mila rapimenti. La maggior parte delle vittime di questi sequestri oggi vegetano nella categoria burocratica e sociale dei desaparecidos, gli scomparsi, dal momento che non si sa più nulla sul loro conto e le speranze in merito al fatto che siano ancora vivi sono quasi a zero. Tuttavia, quella che ormai è passata alla storia come la Strage di Iguala, che ha colpito un gruppo di manifestanti tutti provenienti dalle scuole magistrali di Ayotzinapa, era stato il primo attacco di grande portata diretto contro persone non legate al narcotraffico.

Se la denuncia della madre venisse confermata, tuttavia, questa situazione già drammatica dovrebbe essere riclassificata con la sistematicità degli attacchi diretti contro la popolazione civile e in particolar modo, contro i suoi appartenenti più giovani. «Li hanno presi e non abbiamo idea di dove li abbiano portati», ha detto la signora ai microfoni di France24. I bersagli di quelli che ha descritto come «uomini armati, vestiti con le divise blu» tipiche della marina messicana, sono un gruppo di ragazzini, tra cui era compresa anche sua figlia, catturati il 17 luglio scorso nella città di Cocula e mai più ritrovati.

La data anticipa di due mesi i fatti di Iguala. Il luogo, sposta la scena del presunto crimine di soli 22 km dalla sparatoria e il rapimento dei 43 normalisti dell’Isidro Burgos, avvenuto il 27 settembre. Come se non bastasse, poi, la città di Cocula in cui abita la donna è anche quella in cui gli investigatori messicani indicano come la località in cui, secondo almeno tre testimoni, gli studenti di Ayotzinapa sarebbero stati giustiziati e bruciati in un rogo appiccato all’interno di una discarica.

La signora, che ha raccontato i fatti di cui sarebbe stata testimone oculare, ha aggiunto inoltre che, nel tentativo di impedire il sequestro della figlia e dei suoi compagni, è stato inizialmente catturato anche suo marito. «Non so perché lo abbiano liberato, ma l’hanno lasciato andare dopo averlo minacciato ed avergli tagliato un dito». Uno dei motivi possibili, è quello per cui questi bambini siano stati rapiti nell’ambito di una pratica abituale tra le bande narcos, che reclutano con la forza i loro soldati, per armarli e usarli come forza di campo. Nel caso delle femmine, invece, il loro destino è spesso quello della prostituzione.

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