Liberi tutti: una crociata giuridica argentina, per salvare gli scimpanzé

Monti ha sessant’anni, la maggior parte dei quali li ha passati dietro le sbarre. È epilettico, porta i segni di molte ferite, non ha mai fatto male a nessuno. Sa comunicare, sa piangere, sa insegnare: è una persona non umana, una scimmia, un essere complesso per cui un gruppo di avvocati cerca un habeas corpus in tribunale

Persona non umana: la chiave per la libertà di molti primati in cattività (foto: Andy Zapiola Hughes)

Persona non umana: la chiave per la libertà di molti primati in cattività (foto: Andy Zapiola Hughes)

Uno dei peggiori difetti della razza umana è che non si limita ad infliggere la propria crudeltà su sé stessa, ma la esercita anche liberamente e forse addirittura con maggior intensità, sugli altri esseri viventi. C’è da supporre però, come si vede bene guardando un disco dello Yin e dello Yang, che essa si presenti in natura nella stessa identica quantità in cui esiste la bontà, altrimenti ci saremmo già dovuti estinguere da tempo. Pertanto, se prendiamo il caso di uno scimpanzé di più di sessant’anni di nome Monti, che lavorò per tutta l’infanzia in un circo del Sudamerica, ma che fu picchiato e poi abbandonato dai suoi padroni poiché era epilettico, nello squallido zoo in cui ha passato l’ultimo mezzo secolo, immediatamente, salta fuori anche un’Ong di avvocati animalisti, che si è messa in testa di rivoluzionare il sistema giuridico nazionale, pur di farlo tornare in libertà.

Lo ha raccontato alla stampa Pablo Buompadre, dell’associazione Afada, il quale ha spiegato che Monti vive dal 1958 nello zoo San Francisco de Asis di Santiago del’Estero, nel povero nord argentino, dove «i danni psichici e fisici irreversibili che gli hanno inflitto i proprietari del circo che lo possedeva a suo tempo, vengono aggravati dal fatto di vivere in una gabbia, solo, e senza nessun elemento di ricostruzione naturalistica». Il piano è quello di portare l’animale in una riserva naturale in Brasile, dove possa vivere in un regime di semi-libertà e un ambiente completamente adatto alle sue esigenze, ma la legge rappresenta un ostacolo difficile da superare.

Per il codice argentino, infatti, gli animali sono a tutti gli effetti “cose”, oggetti privi di diritti e di cui può disporre liberamente il loro proprietario. L’idea di Afada e degli altri attivisti che si sono mossi per la libertà di Monti è venuta ad alcuni colleghi americani e si è diffusa ora anche in Argentina, in Brasile e in Spagna: chiedere un habeas corpus a un giudice, sperando che questo sia disposto a considerare lo scimpanzé come una «persona non umana». Nelle leggi locali, infatti, non ci si riferisce mai agli «esseri umani» come tali, ma alle «persone», che possono essere giuridiche o fisiche.

Secondo gli esponenti del cosiddetto Movimento Conservazionista, gli scimpanzé, gli oranghi, i gorilla e altri primati «sono esseri intelligenti, che mantengono legami affettivi, ragionano, sentono frustrazione quando sono imprigionati, prendono decisioni, possiedono una coscienza di sé e del passare del tempo, piangono per la perdita di un loro caro, imparano, sono capaci di comunicare e trasmettere ciò che sanno». Sono noti per esempio gli esperimenti di numerosi ricercatori, che hanno insegnato il linguaggio dei segni a queste scimmie. «In certi casi – spiega un’addetta ai lavori – se non conoscono la parola “vaso”, dicono “secchio di terra”».

In passato, ci si è altre volte rivolti a un qualche foro argentino, rivendicando il diritto alla libertà o per lo meno a una prigionia dignitosa di altri scimpanzé. Nel caso di Toto, per esempio, che è in cattività da 35 anni nello zoo di Arca de Emir, il magistrato ha respinto la richiesta e ora ci si è rivolti presso un altro tribunale. Nel 2007, invece, un giudice brasiliano accolse l’esposto per la scimpanzé Suiza, che vive nello zoo di Bahia. Il giorno prima della liberazione, però, l’animale morì di avvelenamento.

La speranza è che la petizione per Monti serva anche a sbloccare la situazione di Toto e magari anche quella di Toti: scimpanzé quarant’enne trasferito dallo zoo di Cordoba a quello di Rio Negro, in Patagonia, non appena si sono manifestate le prime richieste di liberazione. Un episodio, questo, che dovrebbe forse far pensare a un provvedimento più ampio: il divieto di utilizzare animali per l’intrattenimento e la chiusura dei circhi e degli zoo che non si adattino a tirare noccioline e far saltare nel cerchio gli uomini e le donne che accettino di farlo.

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