Incredibilmente Nera: quando il guru cala le braghe

Pangea News sul sentiero mistico dell’illuminazione, vi porta in casa un mito delle masse, il Maestro Amor: «abbandonai le scuole perchè essendo chi sono, non bisogno di istruzione». Fu scoperto a usar parabole per stuprare le devote e disse: «Sono Dio, no me rompan las pelotas!»

Per levitare al Maestro Amor bastano il photoshop e un paio d'Adidas tarocche (foto: la rete)

Per levitare al Maestro Amor bastano il photoshop e un paio d'Adidas tarocche (foto: la rete)

Si è da poco conclusa a Buenos Aires la 38° Fiera Internazionale del Libro che, oltre a personaggi realmente illustri come Eduardo Galeano e Daniel Pennac, ha vantato tra i suoi ospiti anche alcuni volti noti esclusivamente alla farandula argentina, ovvero il frenetico e mai sazio gossip locale, che però meriterebbe un pochino più di attenzione universale. Tra questi, per esempio, non può passare sotto silenzio il caso umano di Claudio María Domínguez: guru, scrittore e conduttore televisivo, caro alle casalinghe ed agli irriducibile del palinsesto pomeridiano “portegno”, ossia di Buenos Aires, il suo talento e la sua statura intellettuale possono essere misurate solo in proporzione inversa rispetto all’odio che semina tra le genti. La sua apparizione alla Fiera è stata infatti accolta dalla rumorosa contestazione di un importante gruppo argentino antisette ed anti-culti minori, che ha recriminato al anchor man e maestro spirituale la sua stretta amicizia, solidarietà e collaborazione con uno dei personaggi più celebri e controversi dei variopinti anni ‘90 argentini, uno di quelli che Incredibilmente Nera non poteva certo lasciare in disparte: Ricardo Javier Ocampo, in arte “Maestro Amor”.

«Abbandonai le scuole elementari perché, essendo chi sono, non avevo bisogno d’educazione (…) Ho creato tutto quello che vedete. Muovo il sole e le nubi per regalare giornate splendide. Nessuno può comprendermi, nemmeno una squadra di scienziati può rivelare chi sono in realtà, come sono, da dove vengo e dove vado. Sono uomo, sono donna, sono bambino, sono vecchio e nella mia vasta eternità, sono Dio». La leggenda racconta che il 28 giugno 1974 nella città di La Rioja, capitale della mineraria Catamarca, viene alla luce un bambino con tre petali di gelsomino nell’ombelico, evidente simbolo di divinità; a sei anni, il predestinato comincia misteriosamente a curare i malanni delle persone a lui vicine, e una volta cominciata la scuola, materializza dal nulla frutti e matite. A tredici anni, incompreso dai genitori, si allontana improvvisamente da casa per riapparire nove anni più tardi con il nome di Maestro Amor, o in indiano, Ananda Baba.

La sua popolarità diviene vertiginosa alla fine degli anni ‘90 e in breve tempo oltrepassa i confini della natia La Rioja, patria di un altro incantatore e personaggio mistico dei nineties argentini, Carlos Saul Menem. Quasi lavorassero in coppia, più il paese andava in frantumi più cresceva il numero dei miracoli e il numero dei seguaci del profeta che secondo testimonianze dell’epoca materializzava collane, orologi di marca e benediceva con il vibhuti, la cenere sacra tipica dei riti induisti. Alla stregua di un Sai Baba dell’America Latina, il Maestro parlava la lingua dei poveri e prometteva loro la tranquillità spirituale, ispirandosi proprio al santone indiano degli anni ’70 del quale si considerava un portavoce, avendone studiato il pensiero e appreso la dottrina pur senza essersi spinto fino in India: per vedere “la luce” infatti gli era bastato arrivare fino a Buenos Aires e conoscere gli adepti del predicatore indiano della capitale.

Non fumare, non bere alcol né mate, non gridare, non ascoltare musica, non usare il cellulare, non indossare abiti succinti o pantaloni corti sono le basi necessarie per un corretto approccio emozionale verso una lenta ma sicura crescita spirituale, mentre corsi di meditazione, seminari e lezioni di Wing Chun – il Pugilato dell’Eterna Primavera, un’arte marziale figlia del Kung Fu – sono solo alcune delle attività che tutt’ora si svolgono a Meditazen, la comunità fondata dal Maestro Amor nel 2001. Un accampamento bucolico tra due catene montuose immerso in un territorio di 75 ettari presso Colonia del Valle, Miraflores, a 40 km da La Rioja, umile dimora di oltre 150 persone alla quale continuano ad arrivare pellegrini itineranti, dove, tra altari e case austere, il profeta predica vicino ai suoi fedeli.

“Sono la reincarnazione dell’amore in forma cosciente. Svolgo il mio ruolo alla mia maniera. Non sono né maschio né femmina, sebbene viva in un corpo di uomo che mi permette di svolgere i compiti divini. Ma quando amo, non amo un uomo o una donna, amo gli altri e amo me stesso”. Questo scriveva Ocampo in una mail al suo popolo dopo le diverse denunce di abuso sessuale che lo portarono al carcere nel 2009. Nonostante le testimonianze descrivessero i modi “particolari” di “illuminare” i suoi discepoli, nell’aprile del 2010 la giustizia de La Rioja lo liberò per la caduta in prescrizione dei reati.
Una notizia un po’ originale non ha bisogno di alcun giornale e come una freccia dall’arco scocca, vola veloce di bocca in bocca: fu così che Dominguez – l’uomo che intervistò Giovanni Paolo II e Madre Teresa di Calcutta, autore di titoli come “L’Universo è di fronte a te” e “Sii il tuo proprio eroe” – incominciò a rispondere alle insistenti e provocanti domande degli attivisti antisette con un terreno “no rompa las pelotas” per poi chiarire: “lasciamo che la bellezza dell’incarnazione dell’universo si manifesti dove voglia, perché un essere cosciente della sua divinità non può nascere in Argentina? Tutti devono nascere in Oriente?” Come dargli torto. Lo chiamavano Maestro Amor, metteva l’amore sopra ogni cosa, ma non si trattava di un missionario.

1 commento

  1. Sostiene Galassi scrive:

    molto divertentee ben scritto

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