I tacchi nel fango: il sogno di essere modelle, in una baraccopoli di Buenos Aires

Guido ha conosciuto la miseria, il lusso e poi di nuovo la miseria. Delia vuole fare la modella e Sonia anche. Le loro vite si incrociano nella scuola per indossatrici Guido Models, nel cuore della baraccopoli Villa 31. Storia di un corridoio che sogna di diventare passerella, e delle ragazze che ci camminano sopra

Belle del barrio: le top model di Guido (foto: Guido Models)

Belle del barrio: le top model di Guido (foto: Guido Models)

Buenos Aires – Il ponte numero 5 della stazione di Retiro conduce a un altro mondo, dove i treni passano accanto alle case, ma non trasportano mai nessuno dei loro abitanti, e gli autobus per destinazioni esotiche che invece partono poco più in là, non sono altro che un bersaglio per le pietrate dei bambini. Qui, ai margini della Villa 31, la baraccopoli più densamente popolata di Buenos Aires, c’è il Barrio Guemes. Delia vive in fondo alla prima strada a destra, ha appena compiuto 18 anni e sta cercando di costruirsi un futuro. Sonia invece abita in provincia, si fa quattro ore di viaggio tre volte alla settimana per inseguire lo stesso sogno: diventare una modella. Queste ragazze sono bellissime, ma il loro aspetto da solo non sarebbe bastato. Per farle passare dai corridoi dissestati della villa alle passerelle dell’alta moda, ci voleva qualcosa in più, qualcosa come il boliviano Guido Fuentes, e la scuola per indossatrici che ha creato tra le baracche.

«La mia famiglia era di origini molto umili, vivevamo in sei in una stanza, a 11 anni facevo il giro dei bar per vendere una sigaretta alla volta» racconta. «Poi una famiglia ricca, una delle più facoltose di Cochabamba, in Bolivia, decise di prendermi in casa. Mia madre non voleva, io però ho insistito: mi avrebbero dato tutto ciò che volevo». E così fu cheGuido conobbe un lusso che non aveva mai immaginato, e con questo il mondo della moda e della sartoria. Lo portavano nelle grandi boutique frequentate dalle miss. I tessuti erano importati da Miami e lui, piano piano, cominciò a imparare. Guido ha continuato ad alimentare la sua passione per la moda e per il contrasto estremo (e a volte classico) tra i due mondi che lui stesso ha vissuto in prima persona: il poverissimo e il ricchissimo. A 17 anni cominciò a viaggiare allontanandosi da questa seconda famiglia per ragioni di cui non vuole parlare, e pur distante migliaia di chilometri, tornò dove tutto era cominciato: nella miseria.

Arrivato a Buenos Aires a 21 anni, Guido cuciva vestiti che andava a vendere alla “Salada”, un’enorme fiera di prodotti di marca, per lo più falsi. Però l’idea di fare qualcosa nella moda continuava a tormentarlo. Poi, nel 2008, ha deciso di organizzare la prima sfilata in un campetto di calcio ai confini della baraccopoli. I media accorsero per coprire l’evento, e la speranza di Guido e delle sue ragazze era che potesse servire a qualcosa per il loro futuro. La scuola di modelle venne messa in piedi, le ragazze un po’ alla volta cominciarono ad avvicinarsi vincendo la diffidenza e la paura: dietro alla scuola poteva nascondersi qualsiasi trappola. Una rete di prostituzione, un bordello, o che lo stesso Guido avesse trovato il modo perfetto per allungare le mani. Con il tempo le madri si resero conto che questo non accadeva e che anzi Guido tende a proteggere le ragazze come se fossero figlie sue.

La scuola per modelle è nella casa di Guido, con un corridoio che conduce alla porta d’ingresso usato come passerella per le lezioni. Molti dei vestiti li cuce lui stesso, che spesso compra anche le scarpe. «Al piano di sopra ho diverse stanze che affitto, così posso mantenere gratuita la scuola» afferma. Un po’ alla volta è riuscito a portare le ragazze fuori dai confini delle baraccopoli, a organizzare sfilate in altri punti della città. Non sempre però questo è stato un vantaggio. Se da un lato l’aspetto della solidarietà richiama l’attenzione di media e programmi, dall’altro le origini delle ragazze finiscono per pregiudicarle. «Che le modelle siano della baraccopoli abbassa la qualità dei tuoi vestiti» dissero una volta a Roberto Piazza, un famoso stilista argentino che aveva assunto le ragazze per un servizio fotografico. E spesso, troppo, arrivano richieste scabrose, tanto che lo stesso Guido periodicamente deve chiarire sulla pagina di Facebook che si tratta «solo di una scuola di modelle, che le ragazze lavorano come tali e basta». Questo tipo di richieste però non arrivano solo attraverso internet.

«Una volta erano state prese per un lavoro in una grossa casa produttrice argentina, una di quelle da cui sono uscite negli anni moltissime stelle dello spettacolo locale. Le ragazze erano contente, stavamo portando avanti la produzione quando uno degli addetti ai lavori mi ha preso da parte: «A noi piacciono le ragazze dai 16 ai 19, abbiamo un gruppo di senatori e deputati internazionali che arrivano questa settimana – ha detto -, dammi le ragazze, a te pago 5mila pesos per ogni ragazza, più 5mila pesos per lei». Guido disse di no. Non vennero più chiamati per alcun lavoro.

Intanto però un’argentina residente a Londra è venuta a sapere, grazie a un articolo di un noto network inglese, della scuola “Guido Models” e ha cominciato a interessarsi al progetto e a pensare di girare un documentario. Per due anni ha seguito la scuola ed è riuscita anche a ottenere l’appoggio dell’INCAA, l’Istituto Nazionale di Cinema Argentino. Il documentario, girato tra Argentina e Bolivia, sarà lanciato a fine 2015. «È stato bello realizzarlo, speriamo serva anche a qualcosa – dice Guido – mi chiamano in tanti e forse adesso otterrò uno spazio a Flores (il quartiere di Buenos Aires dove è cresciuto Papa Francesco) per continuare a dare le lezioni. Sarebbe bello avere un luogo più grande dove lavorare. E anche per le ragazze sarebbe un’occasione in più per uscire dalla baraccopoli e dal pregiudizio che la circonda».

Una versione di questo articolo è stata pubblicata su Repubblica.it

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