<b>Guerreros Unidos:</b> chi sono i narcos che hanno fatto strage di ragazzi in Messico?

Altri ragazzi, ma spietati: è questa la risposta più semplice a una delle tante domande che sono sorte dopo il ritrovamento delle fosse comuni fuori Iguala, nello stato messicano di Guerrero. In quel posto, due settimane fa, una manifestazione di protesta è stata soffocata nel sangue, dalle narcobande e dalla polizia corrotta di un sindaco di sinistra, che vive rifornendo di droga la città di Chicago

Armi, droga e violenza: i Guerreros Unidos e la tragedia del Messico (foto: la rete)

Armi, droga e violenza: i Guerreros Unidos e la tragedia del Messico (foto: la rete)

Età compresa tra i 16 e i 25 anni, istruzione minima, nessuna famiglia. Nella maggior parte dei casi hanno speso tutta la loro vita lavorativa facendo i sicari per qualche grande capo mafia fuori da Guerrero, poi, per una ragione o per un’altra, sono stati congedati, lasciandogli in cambio qualche mazzetta, le loro armi personali e l’abitudine d’uccidere: questo è il profilo che le autorità messicane fanno del membro medio della gang dei Guerreros Unidos, quelli che insieme alla polizia di Iguala, hanno ucciso la settimana scorsa un numero ancora imprecisato di studenti della scuola Normale di Ayotzinapa, un numero che dopo il ritrovamento qualche giorno fa di 6 fosse comuni, si teme possa addirittura superare i 40.

Quello dei Guerreros è un cartello piccolo, ma piccolo non vuol dire tenero. Secondo le prime ricostruzioni di una vicenda ancora disseminata di zone d’ombra, nella notte di venerdì 26 settembre gli studenti della Normale avevano appena finito una manifestazione di volantinaggio e raccolta fondi nella città di Iguala. Protestavano contro la riforma dell’istruzione e la disriminazione salariale che i loro insegnanti, professori di un istituto rurale, subivano rispetto ai colleghi di città. Fedeli alla tradizione di ribellismo che contraddistingue la scuola da cui provengono e che nell’ultimo secolo ha dato gli allori a rivoluzionari come Lucio Cabaña, per lasciare Iguala hanno tentato di prendere alcuni autobus senza biglietto.

Qui è nato lo scontro con la polizia e con le bande armate dei Guerreros. Prima una sparatoria, poi un secondo assalto e finanche un terzo: attorno all’una, erano già morte sei persone e due lottavano per la vita. Troppo anche per gli antagonisti di Ayotzinapa, che in massa hanno alzato le mani e si sono consegnati alla polizia. Le camionette su cui gli hanno caricati, però, non erano dirette in commissariato, ma in una strada di collina, nei pressi di Pueblo Viejo. In quel posto che i residenti hanno descritto come «un cimitero segreto dei narcos» sono state trovate sei fosse comuni, contenenti più di venti cadaveri, tumulati di fresco e carbonizzati per coprire le tracce. Qui, diversi testimoni hanno detto di aver sentito nelle prime ore di sabato i camion arrivare e poi diversi colpi di mitra.

Il motivo per cui si sia arrivati a tanto, viene spiegato ricordando che il sindaco di Iguala, José Luis Abarca, appartiene a quello che si presenta come un partito di sinistra, il Prd, ma è cognato del capo dei Guerreros Unidos, per averne sposato la sorella: Maria de los Angeles Pineda Villa. Davanti all’impossibilità di candidarsi per un nuovo mandato alla guida di Iguala, si parlava da tempo della volontà di passare a lei lo scettro. Da giovane Abarca vendeva cappelloni di foglie di palma. Poi ha avuto una gioielleria. Da quando è entrato in politica, diversi dei suoi avversari diretti, come l’ultimo suo sfidante elettorale, sono stati uccisi dai Guerreros. Oggi, lui e la moglie sono latitanti, con l’accusa di essere i mandanti della strage.

Guerreros Unidos esiste da tre anni. Lo fondò nel 2011 Clotilde Toribio Renteria, detto L’Accento, El Tilde. Prima di mettersi in proprio L’Accento è passato per almeno altre tre grosse bande. Ha iniziato prendendo ordini da Edgar Valdez Villareal, detto La Barbie, poi, è passato al CIDA, acronimo di Cartel Independiente de Acapulco, dove comanda Moises Montero Alvarez, detto El Koreano. Il terzo impiego se l’è creato da solo, associandosi a Cristian Hernandez Tarin, detto Il Cris, fondando il cartello della Barredora, sempre nella famosa località costiera un tempo meta di magnati e attrici di Hollywood e passando a fare concorrenza diretta al Koreano.

Poi, i Guerreros. Con la loro nascita sono andati a pestare i piedi a due grossi clan: quello della Familia e dei Beltran Leiva, un fatto che nel mondo della droga messicana, si traduce con una sola parola: guerra totale. Così, questa piccola provincia a sud di Città del Messico, è diventata lo stato con più omicidi di tutto il paese. El Tilde, L’Accento, fu catturato dall’esercito un anno dopo. Con lui cadde anche il più importante tra i suoi uomini, il contabile. Rimasta acefala, l’organizzazione passò nelle mani di Mario Casarrubias Salgados, detto il Bel Rospo: Casarubbias è considerato l’unico vero erede di Al Capone, perché controlla il grosso spaccio su Chicago, Illinois, Usa ed ha portato il potere dei Guerreros, fuori da Guerrero. 

Il Bel Rospo è un delfino dei Beltran Leyva, ma col tempo i vecchi boss sono finiti tutti dentro o ammazzati e così poi è toccato anche a lui, che aveva unificato Guerrero con lo stato di Michoacan. Dopo il suo arresto, il 29 aprile 2014, il suo posto l’ha preso Gonzalo Martin Souza Neves, senza soprannome. Ma sono in molti, a quanto pare, a volere il controllo dell’approvvigionamento su Chicago e il 10 luglio, anche Gonzalito è finito in manette, insieme a 24 kg di coca, 250 mila dollari in contanti e un complice: i lavori grossi, continuava a farli di persona. Ora, sul trono dei Guerreros siede El Chuky, come il bambolotto infernale del famoso film horror. Il suo cognome è Pineda Villa, come quello di sua sorella Maria, la moglie del sindaco che ha perso le staffe, quando un gruppo di studenti ha tentato di sollevare un polverone nel suo regno, per una stupida storia di stipendi.

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