È un ex pugile e parla lo slang della strada. Da 16 anni è il sindaco ultra-conservatore di Independencia, un comune della zona nord di Santiago (la capitale del Cile) e tra due mesi parteciperà a nuove elezioni, per ottenere quello che probabilmente diventerà il suo quinto mandato consecutivo. È proprio per questo che il video che trovate in calce, in cui lo si vede distribuire soldi ai cittadini del suo distretto sta suscitando polemiche: si tratta di clientelismo? Dove ha preso i fondi? E se fosse denaro pubblico?
Ma la polemica in grado di mandare al tappeto Antonio Garrido deve ancora nascere, visto che nella sua lunga carriera politica nel partito Renovacion Nacional ne ha combinate di tutti i colori, ma non ne ha mai combinata una in grado di toglierlo di mezzo. «Ho un cassetto miracoloso in cui non mancano mai le banconote – ha risposto ha chi gli chiedeva che cosa gli fosse saltato in testa, precisando, poi che – i soldi sono miei e ci faccio quello che mi pare». E se non fosse vero, per il momento non sarebbe poi un gran problema, visto che in tutto ha distruibuito solo 1.000 pesos, cioè circa 2 dollari, che però in svalutate monete del sud sono molte banconote.
«Faccio del bene ai poveri – ha poi continuato Garrido – li riconosco ad occhio nudo. Lo vedo subito se qualcuno ci fa o ci è. A me non me la raccontano, lo so se il marito è a casa strafatto e ubriaco oppure se è gente veramente bisognosa, che Dio li aiuti». L’occhio l’avrà forse messo su con l’esperienza, tra un salmo e l’altro, visto che già nel 2003 era stato protagonista di un episodio del tutto simile, che l’aveva nuovamente portato alla fama internazionale ed alle critiche che questa immancabilmente comporta.
Il suo curriculum, tuttavia, non si ferma qui, infatti, una volta ha per esempio sciorinato un gran encomio dell’allora presidentessa Michelle Bachelet, descrivendola come un’eccellente donna politica, la cui unica pecca era la mancanza di illuminazione divina «che l’avrebbe resa felice». Il problema, in questa esternazione in fondo legittima e certo sincera, era che il partito di Garrido è agli antipodi politici del centrosinistra in cui milita la Bachelet e all’epoca si dedicava a scarificarla pubblicamente, chiedendone, metaforicamente e secondo canoni garridiani, la croceffisione.
Ma questo è niente se si tiene conto delle abitudini generiche di Garrido, come quella di tentare ogni volta che gliene si presenta l’occasione, questo si, rigorosamente per vie legali, di fermare la finalissima del campionato di calcio cileno, che molto spesso vede in campo la famosa squadra locale della U de Chile, che soffre la sfortunata realtà di veder sorgere il proprio stadio, il tempio di Santa Laura, nel comune di Independencia, governato appunto dal nostro. «Perchè la partita dovrebbe giocarsi a Santa Laura e non a San Carlos?», disse nel 2009, rivendicando assurdamente che il teatro del match fosse lo stadio della squadra avversaria, all’epoca Union Española. «Forse perchè noi siamo poveri e loro no?».
Inutile impazzire cercando di dare un senso alle parole di un profeta, il quale, è doveroso riconoscerlo, tanto si è illuminato nell’accettazione razziale (sue le parole: «ad Independencia accettiamo i boliviani, i peruviani ed anche quelli del Congo»), quanto ancora fatica a digerire la diversità sessuali («…qui nessuno dà fastidio, ma un uomo vestido da donna mi sembra eccesivo»). L’episodio risale all’anno 2008, quando il sindaco fu protagonista di un alterco pubblico con una venditrice ambulante transessuale, a cui aveva negato la licenza del banchetto, per questioni di pregiudizi e discriminazioni made in Garrido.
A poco sono valsi i reclami dell’onesta commerciante e l’appoggio delle associazione per la difesa dei diritti di genere, visto che Garrido come sempre se ne sbatte: sempre nel 2008 è sopravvissuto a un dossier con tremende accuse di corruzione e conflitto di interessi, che però non sono sfociate in un processo, ne tantomeno nel rigetto elettorale. Saranno stati i due dollari di campagna? Per chi dubitasse della genuità delle sue azioni, lui stesso chiarisce: «i poveri a cui faccio del bene non hanno neanche il documento, quindi non votano». L’opposizione ha sporto denuncia.










