Cile: Arrestata la narco madama che fu amante di Pablo Escobar

La boliviana Magaly Cueto è stata arrestata pochi giorni fa dalla polizia cilena: Dopo una vita dentro e fuori dal carcere, era di nuovo a capo di una banda di narcotrafficanti. Centinaia di altre capo cosca in tutto il continente, la considerano un modello e hanno seguito il suo esempio

Femme fatale: Claudia Ochoa, la sospetta capa degli Anthrax (foto: la rete)

Femme fatale: Claudia Ochoa, la sospetta capa degli Anthrax (foto: la rete)

Aveva il capo chino e i capelli rossi buttati sul volto, a coprire un’espressione sconfitta. Poi, un cappotto marrone con le maniche lunghe fin sopra i polsi celava le manette, ma non bastava a nascondere anche la catena che le legava i piedi, né il detective che la teneva per il braccio, con una stella ricamata sul petto: da alcuni giorni Magaly Cueto è di nuovo in carcere, è stata beccata ancora a trafficare coca in Cile, all’età di 53 anni, dopo una vita passata a delinquere in lungo in largo per il Sudamerica e a costruirsi una fama da pioniera delle dame del narcotraffico, che le invidiano fino al Messico.

È stata la sua affezione per il contrabbando a riportarla dietro le sbarre. La stessa grazie a cui ha girato Panama, la Colombia e la Bolivia in cui è nata, e per cui ora è finita tra le braccia dei più potenti spacciatori degli Anni Novanta. Il primo, lo sposò che aveva solo vent’anni, poi, arrivò fino al più temuto di tutti: Pablo Escobar, l’uomo che visitava direttamente a Medellin per contrattare i carichi di droga, ma anche l’uomo che trascinava a letto, nelle notti di passione di cui lei stessa spesso parlava.

«Magaly è un bella donna che ama passare inosservata», disse qualche anno fa una guardia carceraria del Penitenziario Femminile di Santiago, il posto in cui passò parte della sua condanna più lunga: 14 anni filati.

Qui entrava e usciva dall’isolamento: 15 giorni per possesso di un cellulare, 15 per rissa, 7 per aver nascosto un bisturi. Le altre detenute la rispettavano perché veniva da un carcere duro, dove stavano i pesci grossi della delinquenza femminile cilena.

Nel ’96 tentò di evadere insieme all’amica Patricia Pinochet, ma la Patty non si fermò all’altolà dei secondini, né ai primi spari d’avvertimento e fu uccisa con un colpo alla testa.

Ogni volta che usciva dal carcere, Magaly ricominciava da zero: nel 2005 la presero che si era messa in affari con la sua vecchia compagna di cella. Vendevano la pasta base di coca, la droga più economica sul mercato.

Questa volta però era già tornata a un certo livello: aveva messo in piedi una distribuzione di cocaina a Santo Tomas de La Pintana, uno di sobborghi più poveri di Santiago. Il quartier generale nella capitale era collegato a una falsa officina meccanica nella città di Iquique, in cui i suoi scagnozzi nascondevano la roba nei paraurti delle automobili che poi la distribuivano in tutto il paese. 

Le cronache dicono che quando gli agenti hanno fatto irruzione nel suo covo, Magaly avesse in mano un pacco da mezzo chilo di droga: uno stile da bandito con le maniche rimboccate, molto diverso da quello delle centinaia di altre donne che oggi hanno seguito i suoi passi, occupando i vertici delle cosche della droga latinoamericane. 

Tra loro, una delle più famose è certamente Claudia Ochoa, che si crede abbia ereditato dal compagno il controllo del cartello dei Los Anthrax a Sinaloa, in Messico, e che per lo sfoggio di armi, compagnie compromettenti e grande lusso che faceva nei propri social network, ha finito per occupare le prime pagine dei maggiori quotidiani di tutto il mondo e ha dovuto poi fare una conferenza stampa in cui ha detto di non essere una delinquente, ma una modesta ragazza di casa. Proprio quello che Magaly Cueto ha sempre tentato di sembrare.

Una versione di questo articolo è stata pubblicata sul quotidiano La Stampa.

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