mercoledì 22 nov 2017

Chavez nostro che sei nei Cieli: in Venezuela il socialismo diventa santo

È una preghiera? Una bestemmia o una poesia? No, è il “Chavez Nuestro”, il salmo della rivoluzione bolivariana che scuote l’identità del Venezuela e che ha portato il governo socialista a un nuovo scontro con la Chiesa

Maduro vede Chavez nell'alto dei cieli (foto: Pangea News)

Maduro vede Chavez nell’alto dei cieli (foto: Pangea News)

Quando Maria Uribe ha letto la preghiera che il partito socialista venezuelano ha composto per lo scomparso presidente Hugo Chavez, la platea non sapeva bene come reagire. C’era il premier Nicolas Maduro, molti ministri e innumerevoli camice rosse, che si dividevano tra chi applaudiva, chi chinava il capo e chi invece aveva un sorriso ambiguo, nel caso si trattasse di uno scherzo. Quando però la delegata ha concluso con un «amen» e un «viva Chavez!», tutti hanno capito che era arrivato il momento di gridare: «Viva!», e alzare il pugno verso il cielo.

La donna aveva appena recitato una versione del Padre nostro, in cui il nome del Comandante morto di cancro l’anno scorso sostituiva quello di Dio e dove anche i mali peggiori che la Rivoluzione Bolivariana vede nella storia, prendevano il posto di quelli da cui mette in guardia la famosa preghiera. «Chavez nostro che sei nei cieli, in terra, in mare e in noi, i delegati di partito – dice il salmo – sia santificato il tuo nome e venga la tua parola per portarla ai popoli».

Dopo i primi versi, però, e poco prima di chiedere di «non indurci nella tentazione del capitalismo», la parafrasi dell’orazione che, secondo i vangeli Cristo insegnò personalmente agli apostoli, incappa in un episodio imbarazzante. «Dacci oggi la tua luce, perché ci illumini ogni giorno», ha detto infatti la compagna Uribe, glissando su quel «pane quotidiano», che in Venezuela è diventato difficile da trovare, perché le politiche protezioniste stanno causando ripetute crisi nei beni di prima necessità.

Orazioni che hanno subito suscitato la reazione unanime e indignata della Chiesa venezuelana. «È una bestemmia, pura adulazione», ha per esempio detto l’arcivescovo di Coro, Roberto Luckert. «Una mancanza di rispetto ai valori fondamentali della religione», ha ritenuto invece monsignor Baltazar Porras, della diocesi di Merida.  Prese di posizione a cui Maduro ha inizialmente risposto chiedendo di «rispettate lo spirito creatore» di Hugo Chavez e poi, dopo aver incassato l’appoggio di altri grandi nomi del suo gabinetto, ha tagliato corto con «ma dai! È una poesia, non una preghiera».

Cittadini di un Paese cattolico e petrolifero, i venezuelani hanno eletto lo stesso governo socialista dal 1999 a oggi. Col passare degli anni, l’iniziale benessere che questo portò ai più poveri, è andato cedendo terreno alla corruzione, il disagio e la distruzione dell’industria. Tutti problemi che il carisma di Chavez aiutava tenere in secondo piano. Per questo, dopo la sua morte, l’uomo è stato trasformato in divinità: il suo successore, Maduro, dice che lo spirito del Comandante lo guida e gli appare sotto mille forme, tra cui la più bizzarra è stata certamente quella di un uccellino. Le città sono piene di gigantografie degli occhi dell’ex presidente. Osservano tutta la vita, comprese le manifestazioni che da più di sei mesi infiammano la nazione e chiedono la fine di un’amministrazione sempre più isolata, autoritaria e surreale.

Una versione di questo articolo è stata pubblicata sul quotidiano La Stampa.

Lascia un tuo commento