Bomba nel metrò di Santiago: viaggio nell’arcipelago dell’anarchia cilena

Alle 14 di ieri un estintore a orolgeria è esploso in mille pezzi e ha ferito 10 passanti di una zona commerciale di Santiago del Cile. Anche questa volta, come nelle altre 15 in cui nell’ultimo anno era stata messa una bomba in città, non ci sono state rivendicazioni, eppure, tutti guardano al complesso universo dei movimenti anarchici

Situazione complessa: l'universo anarchico del Cile (foto: Pangea News)

Situazione complessa: l’universo anarchico del Cile (foto: Pangea News)

Sono state almeno 15 le bombe piazzate a Santiago del Cile e dintorni nell’ultimo anno. Tre, nelle ultime settimane ed una, ieri, una delle poche che è effettivamente esplosa, l’unica che ha causato feriti: spaccando le mani a una signora di passaggio, squarciando il bacino a un’altra e mandando all’ospedale in totale 10 persone. «Il Cile è un paese sicuro», aveva detto il ministro dell’Intero, Rodrigo Peñailillo, dopo che alcune nazioni occidentali avevano iniziato a mettere in guardia i loro cittadini dal visitarlo. Ora, che ha ripetuto questa frase anche in seguito all’attentato di ieri, è lecito continuare a credere nella sua verità, anche se iniziano a sorgere i primi dubbi, soprattutto, riguardo a un punto centrale: perché le autorità non riescono a identificare con chiarezza i responsabili? 

La risposta a questa domanda sta nel fatto che in Cile esiste un arcipelago di gruppi anarchici molto vasto, dalle cui orbite si è quasi certi provengano gli attentatori, ma dove è ancora difficile mettere a fuoco la vista e individuare un singolo gruppo, infatti, nessun attentato è finora stato rivendicato. Mentre ancora si dissipavano i fumi dell’ordigno di ieri, alcuni testimoni del piccolo centro commerciale sotterraneo che funzionava vicino alla stazione di Escuela Militar, hanno raccontato di aver sentito un forte odore di polvere da sparo e un forte odore metallico, caratteristiche che, per quanto sia ancora prematuro dirlo, hanno portato subito alla mente degli esperti, quelle delle tre bombe più recenti, messe una in un vagone della metropolitana, una sul portone di una chiesa e una terza, per quanto incredibile, davanti a un asilo infantile. 

Altri testimoni, poi, hanno fornito un ulteriore indizio: dicono di aver visto i presunti postini del pacco bomba, depositarlo vicino a un cestino dell’immondizia e poi darsi alla fuga. Sarebbero stati due giovani, che viaggiavano su una Chevrolet Corsa. Il terzo elemento sospetto, invece, era alla vista di tutti: nelle stesse ore in cui ieri esplodeva la bomba, la corte suprema di Santiago confermava con voto unanime le pesanti condanne contro tre anarchici, accusati dell’omicidio di un carabiniere cileno e di diverse rapine in banca.

Sono quelli che la stampa chiama gli ex-lautaristi, perché facevano parte del gruppo Mapu-Lautaro, prima di abbandonarlo in dissidio con il suo verticalismo autoritario. Si chiamano Marcelo Villarroel Sepulveda, Juan Aliste Vega e Freddy Fuentevilla: anarchici che hanno mantenuto una linea intransigente nei confronti delle autorità anche una volta in carcere e che per questo vengono idealizzati dal complesso movimento libertario cileno.

Un dossier di intelligence del precedente governo, a suo tempo guidato da Sebastian Piñera, il cui scopo era quello di decifrare lo scenario, ha diviso i vari gruppi in tre categorie cosiddette «di base»: i Tardoanarchici, gli Anarchici di Origine Pura e i Post-anarchici. I primi sarebbero i fuoriusciti dai gruppi libertari che militavano contro il regime di Augusto Pinochet. Il loro attivismo è di vecchia data e la loro forza soprattutto nelle carceri. I Puri sono invece i più giovani, gli anarchici delle scuole superiori e delle università, arrivati sulla scena già molto tempo dopo la fine del regime. Nei terzi, i Post-anarchici, starebbero proprio i responsabili delle bombe: in questa «solida tendenza», sarebbero derivati infatti gli elementi più radicali ed esasperati appartenenti ai due gruppi precedenti, che hanno deciso di passare dagli atti vandalici nelle manifestazioni, agli attentati terroristi nelle stazioni e nelle piazze. 

I loro obiettivi variano a seconda dell’appartenenza, spaziando dall’anti-capitalismo, dove le banche e le stazioni di servizio sono il principale bersaglio; la protesta contro il sistema giudiziario e delle carceri, ed arrivando fino al ripudio dell’intera società contemporanea, esaltando in cambio il ritorno dell’uomo a un presunto stato di natura primordiale. Davanti a tante ambizioni, il primo risultato raggiunto è stato, oltre ai 10 feriti, quello che poco più di un’ora dopo la bomba di ieri, il governo socialdemocratico di Michelle Bachelet annunciasse l’applicazione della discussa legge anti-terrorista. Un retaggio del governo militare di Pinochet. Una norma criticata dall’Onu, quando applicata al dissenso degli indigeni mapuche nel sud del Cile. Una regola che permetterà, per esempio, di processare gli imputati attraverso testimoni anonimi.

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