Almita Desconocida: martire della droga, santa dei trafficanti

Aveva 14 anni quando hanno ritrovato la prima parte di lei. Per scoprire la seconda, c’è voluto ancora qualche giorno. Nessuno sa come si chiamasse, né chi l’abbia uccisa in modo così crudele, probabilmente per prenderle il pacco di droga che nascondeva nello stomaco. Tutti i viandanti della frontiera, però, rendono omaggio ai suoi poteri e al suo mito

Portatori della frontiera: i devoti dell'Almita (foto: Clarin)

Portatori della frontiera: i devoti dell’Almita (foto: Clarin)

Dicono che compia ogni tipo di miracolo. Che abbia sofferto così tanto in vita, che ora ha il dono di realizzare qualsiasi desiderio. La chiamano Almita Desconocida (Anima Ignota) perché nessuno ne aveva mai saputo nulla fino al giorno del suo macabro ritrovamento.

Il 9 agosto del 2002 nella piccola città di Yacuiba, a pochi chilometri dalla frontiera che separa Bolivia e Argentina, apparve la parte inferiore di quello che un tempo era stato il corpo di una bambina alle soglie dell’adolescenza. Smembrata e chiusa in una borsa di nylon. Quattro giorni dopo, fu la volta della testa e delle parti mancanti.

Ci sono quelli che assicurano che era una mula dei narcos, un corriere usato dalle bande per portare la droga al di là della frontiera, che ha pagato il prezzo di essere un’orfana con un tesoro bianco nello stomaco. Finita forse nel mezzo di una guerra tra clan, le mani dei suoi negrieri non avrebbero esitato ad aprirle la pancia per prendere l’unica cosa che gli interessava nella vita dell’Almita: la droga che trasportava. Il resto lo hanno lasciato lì. Altri dicono invece che sia stata vittima della violenza maschilista che ha già preso le vite di molte altre adolescenti della zona.

L’unica cosa certa è che da allora l’Almita si è trasformata nella divinità che unisce le due frontiere e che riceve nello stesso santuario lavoratori, casalinghe, mule della droga come lei e capi narcos. Anzi, la maggior parte dei suo fedeli sono proprio quei narcotrafficanti, sicari e contrabbandieri che l’hanno ammazzata.

«Era un organismo incompleto, non aveva più la pancia ne le interiora. Una parte del suo corpo era stata sbranata dai cani del paese», racconta a un giornale locale Juan Rodríguez, anche detto Don Juan, il becchino che 14 anni fa ebbe il compito di seppellire la piccola. Ricorda il funerale come un evento quasi magico: «Arrivarono centinaia di persone per questa macabra vicenda», afferma, la maggior parte delle quali erano anch’esse vittime dei clan dei narcos, aguzzini dei vivi e devoti dei morti. Nessuno però è riuscito mai a sapere chi fosse davvero la bambina, centinaia di genitori apparvero con in mano una scarpa delle loro figlie scomparse per cercare di identificare il corpo della piccola, invano. Nessuno ha mai aperto un’indagine o reclamato il corpo. E nessuno sa come e quando sia diventata santa.

Non c’è anima errante che passi per questa frontiera senza fermarsi un momento a rendere omaggio al santuario di Almita, nel piccolo cimitero del quartiere San Geronimo, dove da un giorno all’altro venne costruito il santuario. La sua tomba è ormai un altare perennemente illuminato dalle candele sempre accese e colorato dai mazzi di fiori che i suoi devoti le lasciano. “Sei lontana dal mondo però nella gloria del Signore, un fiore e una lacrima non mancheranno mai sulla tua tomba” si legge in una delle centinaia di placche di ringraziamento per i favori concessi. Non c’è criminale o mula che non le chieda protezione o che cerchi in lei quella salvezza che probabilmente, almeno in vita, non arriverà. Almita Desconocida è diventata, in poco tempo, l’equivalente boliviano del santo protettore dei narcos messicani di Sinaloa, Jesus Malverde, con la differenza che Malverde era un bandito che assaltava le diligenze e probabilmente non è mai esistito, mentre Almita ha vissuto come schiava, liberata solo le mani dei suoi padroni le hanno dato la morte.

 

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