La rivoluzione triste

C’è una ragazza in un luogo sperduto delle selve del Salvador che ha gettato nello smarrimento tutto il Paese. È gravemente malata e incinta di 4 mesi. Sa che il suo bambino non ha speranze di vivere e vuole abortire, perchè, portando avanti la gravidanza, restano poche chances anche per lei. Ci sta provando, ma non ci riesce, perchè la legge glielo impedisce.

Le persone che la conoscono non ne fanno il nome, ma raccontano che per i primi anni di vita ha avuto un’esistenza tranquilla. Poco meno che 20enne, ha avuto il suo primo figlio e lo ha registrato all’anagrafe e battezzato in chiesa. Dopo qualche tempo, hanno iniziato a dolerle le mani, le ginocchia e i polsi. Quando si è fatta visitare, ha saputo di essere ammalata di Lupus Eritematoso Sistemico, detto anche Les.

Senza saperlo, stava compiendo il primo passo di quella rivoluzione triste e incruenta di cui oggi è protagonista. Il secondo, lo ha fatto alla fine dell’anno scorso, rimanendo di nuovo incinta. A causa del suo stato di salute, il feto si sta sviluppando con gravissimi problemi e le ecografie annunciano una morte certa per lui e un forte pericolo di vita per lei.

La legge del Salvador, però, non permette l’aborto in nessun caso e nessun dottore è disposto a rischiare il carcere per salvarla. Le Nazioni Unite e Amnesty International, che hanno sentito la sua storia, dicono che la ragazza ha ragione, e chiedono che la norma contempli i casi limite come questo. Una modifica che, in tempi brevi, può fare solo la Corte Suprema, la quale è stata interpellata per lettera, ma non ha aperto bocca.

A parlare, è stato invece un vescovo che, come massima autorità cattolica di uno Stato che porta il nome di Cristo, ha detto che concedere l’aborto a lei, sarebbe come permetterlo a chiunque, il che è sbagliato, perchè la vita comincia dal concepimento. Mentre il tempo di questa donna si esaurisce, nessuno azzarda ipotesi sul finale della sua storia.

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