Missionario Politico

Con dodici discorsi pubblici in agenda, sei riunioni private con altrettanti presidenti, incontri con i rappresentanti contadini, sindacali e della società civile, la seconda visita sudamericana di Papa Francesco assume fin da subito un carattere politico che, secondo l’amico e Premio Nobel per la Pace, Adolfo Perez Esquivel, va interpretata attraverso il ruolo di «pastore e mediatore, che Bergoglio va ad assumere ovunque ci sia un conflitto».

Adolfo, rispetto alle Giornate della Gioventù che Francesco ha celebrato in Brasile nel 2013, quali sono le differenze con questo nuovo viaggio in Sudamerica?

Pesa molto in senso positivo il fatto che Francesco sia riuscito a riappacificare Cuba e gli Stati Uniti. Ero in Vaticano in maggio quando il Papa ha ricevuto il presidente cubano Raul Castro e posso garantire che si tratta di una questione su cui ha lavorato molto e che tocca la sensibilità di tutti noi latinoamericani.

Perché ha scelto di andare proprio in Ecuador, Bolivia e Paraguay?

Perché li considera i luoghi in cui la situazione è più critica e dove c’è bisogno di una figura come la sua che faccia da mediatore.

Crede che si pronuncerà esplicitamente sui temi caldi?

No, il suo intervento sarà soprattutto pastorale, ma nella visione di Francesco nulla è asettico. È una persona concreta e sa che, come missionario, non smette di essere un punto di riferimento politico.

Quali sono i problemi che gli stanno più a cuore?

L’Ecuador affronta difficoltà molto serie. Sono mesi di caos sociale e di proteste contro l’amministrazione di Rafael Correa.

Correa ha sospeso le tasse che hanno scatenato il malcontento. È merito del Papa?

Certamente. Non è bastato a calmare del tutto gli animi dei dimostranti, ma è la prova che l’intervento del Papa spinge i governi su posizioni più diplomatiche. Alla fine, l’ultima parola la dicono loro, ma questo esempio fa ben sperare, anche per gli altri paesi in cui passerà.

In Bolivia qual è il problema?

Dei tre stati in agenda, questo è il caso meno grave. Il presidente Evo Morales è finora riuscito a trovare un compromesso davanti ai reclami più consistenti dei cittadini. Credo che Francesco vorrà parlargli del litigio che mantengono col Cile, per avere accesso al mare attraverso il loro territorio. L’idea è quella di mettere da parte le cause internazionali e sedersi tutti allo stesso tavolo.

E per quanto riguarda il Paraguay?

Negli ultimi cinquant’anni ho avuto modo di conoscere la situazione, è uno stato agricolo dove i contadini vivono in una povertà estrema e con pochi diritti. L’espansione del latifondo della soia sta mettendo in ginocchio le piccole proprietà e Francesco sa che è necessaria una riforma agraria.

Perché eviterà l’Argentina?

Qui siamo in piena campagna elettorale e la sua presenza verrebbe strumentalizzata. I politici si litigherebbero una foto al suo fianco e ha deciso di posticipare il viaggio al 2016.

Il Venezuela vive un’emergenza economica e sociale molto grave, perché il Papa non ci farà tappa?

Bergoglio è molto preoccupato da quello che sta accadendo e la Chiesa si è fatta avanti in prima persona per avvicinare le parti. Credo che Francesco voglia intercedere sui principali alleati che il Venezuela ha nell’area, come Ecuador e Bolivia, per portare il presidente Maduro a dialogare con l’opposizione.

Il primo Papa latinoamericano è più sensibile ai problemi dell’America Latina, che a quelli del resto del pianeta?

No, la sua visita in Medio Oriente e il viaggio a Lampedusa dimostrano che Francesco cerca di affrontare tutti i problemi.

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