Malanno

Il bilancio latinoamericano del 2012 è da considerarsi positivo o negativo? Gli Stati Uniti non si interessano più tanto agli affari di quel che un tempo fu il suo cortile sul retro, e questo è certamente un beneficio immdiato per l’area. Haiti, il luogo più povero e meno menzionato della stessa, non è stato colpito da alcuna sciagura, nè da alcuna epidemia, ma si è limitato a fare i conti con quelle preesistenti, perciò, anche questo è certamente un fatto positivo.

A Cuba non è morto Fidel Castro, ma nemmeno è arrivata l’attesa apertura nei confronti di chi la pensa diversamente e il dissenso continua ad essere una colpa. In Messico ci sono state elezioni apparentemente democratiche, che hanno portato Peña Nieto alla presidenza, ma la democrazia che governa il paese non potrà considerarsi compiuta, finchè la guerra tra bande del narcotraffico e tra queste e lo Stato continuerà a fare più morti che l’Afghanistan.

In Centroamerica si fanno leggi forcaiole per affrontare le scorribande dei gruppi criminali, comunemente detti maras, ma queste si tatuano la faccia e non si spaventano per niente. In Venezuela, Hugo Chavez è tornato a vincere le elezioni, con un plebiscito sancito dal voto elettronico, un sistema ammirato mondialmente e categorico contro le gufate dei finti progressisti europei, uno su tutti, il quotidiano El Pais, tuttavia, la medicina cubana non è stata capace di guarire il suo cancro ed ora, il paese sta con il fiato sospeso. In Brasile, d’altronde, Dilma Rousseff ha mantenuto un profilo moderato, assecondando le sinistre e tenendo a bada gli estremisti di destra che la vogliono morta da decenni, ma un colpo al fianco l’ha subito: il processo del Mensalao, la tangente mensile che, a quanto stabilito in tribunale, è arrivata in tasca ai più alti funzionari del governo del suo predecessore, il finora stimato Luis Inacio Lula da Silva. Intanto, San Paolo è vittima di una guerra di bande.

In Cile il presidente Sebastian Piñera ha salvato 33 minatori, ma non è poi riuscito a conservare il consenso che questa impresa gli aveva regalato. Il 2012, come il 2011, è stato per lui un anno di duri scontri di piazza e dura repressione di polizia per chiedere un sistema educazionale pubblico che forse il suo Stato non ha i soldi per dare. In Argentina, Cristina Kirchner, ha governato con fermezza, incassando però più fallimenti che successi: nonostante i molti fronti d’attacco, il nemico Clarin non è morto, anzi, ha addirittura messo a segno un paio di colpi: la classe media e medio alta è scesa in piazza. I poverissimi, i sindacati ed altri istanze nazionali, anche. Davanti a tutto ciò, la risposta del governo non ha avuto poi il fair play che ci si aspettava.

Se dessimo ascolto ai dati, per esempio, a quelli della Commissione Economica per l’America latina, dovremmo augurarvi il buon anno. Se diamo ascolto agli occhi, invece, abbiamo visto ancora i bambini morire di fame, quindi, con rancore, vi confermiamo anche il 2012 è stato un malanno. In bocca al lupo a tutti, noi compresi, per il futuro che ci attende, l’inferno, il mondo, la vita e la morte non sono così brutti come dicono gli uomini e, in ogni caso, non abbiamo altra scelta.

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