La sfida è la nostra energia

Quando a metà giugno la presidente brasiliana Dilma Rousseff ha mostrato un certo affanno nei sondaggi sulle elezioni politiche disputate dieci giorni fa, le azioni della società mista Petrobras hanno iniziato a salire. I titoli della quinta compagnia petrolifera al mondo valevano circa la metà di quanto li valutava Wall Street un anno prima ma, spiegarono gli analisti a suo tempo, gli operatori tornavano ad investirvi perché pensavano che il governo di Dilma Rousseff avesse ecceduto nell’intervenire sul mercato e la sconfitta che gli prospettavano alle urne le agenzie di sondaggio era come una promessa di vita nuova per l’azienda di bandiera.

Domenica 5 ottobre, però, non è accaduto quello che le sondaggiste ipotizzavano in giugno: Dilma Rousseff e il Partito dei Lavoratori hanno vinto le presidenziali e andranno al ballottaggio contro il socialdemocratico Aecio Neves. Seppur mantenendo la testa della corsa e tagliando fuori l’ambientalista Marina Silva, va detto che un certo affanno Dilma e il PT lo stanno mostrando. Un affanno che si accumula in anni di scandali per corruzione e che ha avuto un escalation sabato, quando alcuni dirigenti di Petrobras hanno confessato davanti a un giudice che prometteva loro uno sconto della pena, di aver deviato denaro della compagnia su alcuni partiti, primo tra tutti, il PT della Rousseff.

Il fatto, sta danneggiando molto Dilma, che ha detto pubblicamente che «il denaro deve esserci restituito», come se lei stesse dalla parte lesa insieme agli azionisti e i cittadini brasiliani e non da quella opposta insieme ai politici che hanno preso i soldi. È strano il rapporto che lega la presidente a Petrobras. Si può dire che l’una sia stata la fortuna dell’altra, in questi anni trascorsi di grande crescita del Brasile e grande forza del PT, come al tempo stesso si può dire anche anche che l’una si giovi delle disgrazie dell’altra, senza smettere di danneggiarla se le ferite sono troppo gravi.

«La sfida è la nostra energia», dice profeticamente il motto aziendale. Una sfida che però deve durare, perché se uno dei due vince, trascina con sé nell’abisso anche l’altro.

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