Effetti collaterali

Il 18 dicembre del 2014 è iniziato quello che sembra proprio diventerà uno degli episodi centrali degli ultimi cinquant’anni di storia americana: i presidenti Barack Obama e Raul Castro hanno annunciato simultaneamente di aver compiuto un passo senza precedenti nelle rispettive relazioni diplomatiche, avviandosi verso quella che tutti credono sarà la fine dell’embargo e dei sui penosi effetti collaterali.

La svolta è stata definita in modo quasi unanime come straordinariamente positiva, trovando sostenitori nell’America liberale e nella Cuba comunista e vedendo tra i suoi detrattori, pochi radicali di quelli che dai primi Anni Sessanta sono due fronti opposti e che si spera stiano per tornare ad essere invece due nazioni in comunicazione.

Ciò che nessuno aveva previsto, era il fatto che in sincrono con il disgelo cubano, iniziasse una svolta autoritaria in Venezuela, che portasse questo Paese ad occupare, se non tutto, almeno una parte dello spazio antagonista lasciato dall’Isola nel Mar dei Caraibi. Washington, dal canto suo, sembra aver tolto le restrizioni a Cuba per passarle, nonostante l’uso e i lunghi anni di servizio, a Caracas. Nella svolta del 18 dicembre, si è detto che è stato fondamentale l’intervento di Papa Francesco. Questa settimana, una delegazione venezuelana sarà ricevuta in Vaticano, per chiedere se il Santo Padre ha una soluzione anche per gli effetti collaterali dei suoi miracoli.

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