Perù: crescere con il minerario o rispettare l’ambiente?

Anche il Perù si trova davanti al quesito che spacca le economie emergenti: è lecito cercare sviluppo nelle proprie risorse a scapito dell’ambiente? Un’analisi tecnica di settore e un approccio esistenziale alla politica

Tunnel: il Peru sommerso nel dilemma minerario (foto: Giulia de Luca/PangeaNews)

Tunnel: il Peru sommerso nel dilemma minerario (foto: Giulia de Luca/PangeaNews)

Il Perù si trova di fronte ad un problema ricorrente nelle economie emergenti: la necessità di avere uno sviluppo economico sostenuto, che sia però anche uno sviluppo sostenibile, partecipativo ed esteso alla popolazione. Questa dicotomia è molto accentuata, se si prende in considerazione il suo settore minerario.  Si tratta, infatti, di un ambito in forte espansione, con una crescita inter annuale a tassi alti, che vengono sostenuti da prezzi internazionali delle materie prime molto elevati. La necessità di sviluppare questo mercato per rafforzare l’economa, però, si scontra con la volontà di mantenere ridotto l’impatto ambientale e sta risvegliando la coscienza delle popolazioni autoctone della regione andina, dove le attività minerarie sono più sviluppate.

Negli ultimi anni le esportazioni di minerali dal Perù hanno mostrato un incremento sostanziale passando da 3.2 miliardi di dollari americani nel 2000 a 21.7 miliardi nel 2010, aumentando esponenzialmente l’importanza di questo settore nell’economia peruviana e collocandolo come uno dei principali motori di sviluppo nazionale. Il Perù possiede ampi depositi minerali in particolare di rame e oro, così come di argento, zinco, piombo, ferro e stagno. Questi prodotti rappresentano il 60% delle esportazioni peruviane e collocano il paese al quinto posto nel ranking mondiale in termini di budget dedicato a questo settore, dopo il Canada, l’Australia, gli Stati Uniti e il Messico.

La situazione attuale prevede un ampio margine di sviluppo giacché gran parte del territorio nazionale resta da esplorare, infatti, solo l’11,5% del territorio peruviano, pari a 14,8 milioni di ettari, è in questo momento dedicato alle attività minerarie, secondo le concessioni vigenti. Il governo afferma di essere pronto a un’ulteriore espansione nel settore e il Ministero d’Energia e delle Attività Minerarie (MEM) si aspettata di ricevere in un futuro molto prossimo intorno a 51 Miliardi di dollari per un totale di 46 nuovi progetti in discussione e non ancora approvati.

Questa forte espansione del settore si scontra contro una serie di conflitti sociali che le attività relazionate all’estrazione mineraria hanno portato nel paese. Infatti, sono più di 200 le vertenze ambientali pendenti ed una di queste riguarda uno dei principali progetti di estrazione: la miniera di oro e rame chiamata Conga, di proprietà di Newmont Mining valutata in 4.8 miliardi di dollari. Il governo ha deciso di mettere in stand by il progetto a causa di forti proteste da parte delle comunità locali, che si lamentano dei problemi legati alle falde acquifere per l’irrigazione agricola nella zona e che potrebbero essere compresse dalle attività della miniera. Al momento, si attende la risposta dello studio, incaricato dal governo a consulenti internazionali ed indipendenti, diretto a valutare l’effetto di questo mega progetto sulle attività agricole locali, che prevede un miliardo di dollari annui e ò’impiego di circa 100.000 nuove persone.

A marzo di quest’anno, inoltre, il risentimento contro le attività minerarie è sfociato in una forte protesta nella regione Madre de Dios, nel sud est del paese, dove rappresentanti delle comunità autoctone si sono organizzati in una manifestazione che ha portato tre morti e trenta feriti a causa degli scontri con le forze dell’ordine. Il governo ed il settore privato stanno lavorando insieme per risolvere questi conflitti sociali e, soprattutto, stanno creando un framework legale per combattere i progetti informali che stanno prendendo sempre più piede nelle zone minerarie del paese, dove la povertà e la scarsa reperibilità di ingressi ha portato molta gente a lavorare come minatore senza nessun tipo di standard legale, ambientale e di sicurezza. A causa del numero sempre maggiore di questo tipo di miniere, negli ultimi anni le morti legate a queste attività sono aumentate sostanzialmente e così il risentimento da parte delle comunità rurali.

Il governo tuttavia, sta cercando la via del dialogo, cosciente del benessere economico che le attività minerarie possono portare. Infatti, appena eletto, l’attuale presidente Ollanta Humala, ha rinegoziato con il settore privato le concessioni minerarie vigenti, per aumentare la partecipazione statale nelle attività e incrementare i suoi profitti, che si aggirano intorno ai 450 milioni di dollari annui. Secondo le parole del governo, questi proventi sono usati per finanziare progetti sociali negli altipiani andini dove le attività minerarie sono più intense così come le proteste contro l’esecutivo. Inoltre, è stata recentemente approvata la “legge di consultazione previa” che prevede una sostanziale partecipazione delle comunità autoctone nei progetti minerari e la loro stessa approvazione delle iniziative da sviluppare. L’effetto di questa legge è ancora ridotto, però rappresenta una forte presa di coscienza da parte del governo in merito all’importanza di coinvolgere le comunità locali nello sviluppo del paese.
La strada verso la regolamentazione del settore è ancora lunga e rappresenta un cammino che il governo non può trascurare per ragioni economiche e soprattutto per il benessere delle popolazioni andine maggiormente coinvolte nelle attività legate al settore minerario.

L’attuale posizione del governo sembra dimostrare l’importanza che questo settore rappresenta per l’economia nazionale e la necessità di creare un dialogo con le comunità locali per creare uno sviluppo armonioso e partecipativo.

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