Lego molla Shell: la campagna per l’Artico di Greenpeace arriva in Argentina

Un gruppo di attivisti travestiti da omini Lego ed orsi bianchi ha picchettato per alcune ore una stazione di servizio di Buenos Aires, impedendo il rifornimento. Chiedono la rottura dell’accordo di marketing tra la compagnia di giocattoli danese e la petrolifera britannica: «È solo una scusa per migliorare l’immagine di Shell», denunciano

Lego molla Shell: Greenpeace blocca un benzinaio a Buenos Aires (foto: Pangea News)

Lego molla Shell: Greenpeace blocca un benzinaio a Buenos Aires (foto: Pangea News)

Si sono visti sulla Torre di Pisa, a Castel Sant’Angelo a Roma, in piazza Duomo a Milano e davanti alla sede della compagnia in Danimarca. Poi, gli omini della Lego che si sono mobilitati in tutto il mondo con Greenpeace, affinché la società di giocattoli che li produce rompa il suo accordo di marketing con la Shell, sono comparsi anche a Buenos Aires. Nella mattina di ieri, un gruppo di attivisti travestiti da giocattoli e da orsi polari, ha infatti bloccato una stazione di servizio del celebre marchio della conchiglia, usando mattoncini giganti e coni per la regolazione del traffico.

Da Greenpeace spiegano che la campagna lanciata qualche settimana fa su scala globale, ha lo scopo di separare l’immagine positiva generalmente associata ai Lego, da quella di Shell. «Negli ultimi anni, la compagnia ha attivato un vasto programma d’estrazioni nelle acque del Polo Nord – spiega un comunicato degli ambientalisti – ma per farlo si deve scontrare con le regolamentazioni nazionali e con le pressioni delle Ong. Per questo, ha deciso di rinnovare il suo volto pubblico entrando in società con un marchio che le statistiche inseriscono tra quelli più amati al mondo, quello dei Lego».

A Buenos Aires, poi, la lotta per fermare le estrazioni nei mari del nord, trova una cittadinanza particolarmente sensibile al tema, visto che a fine agosto dell’anno scorso, due attivisti locali, Camila Speziale ed Hernan Perez Orsi, furono arrestati per aver abbordato una piattaforma della Gazprom, tradotti in Russia e mantenuti prigionieri per 3 mesi. «Non si tratta di salvare solo gli orsi polari, le foche e le altre specie che popolano la zona – precisano ancora da Greenpeace – ma di proteggere tutti gli esseri viventi».

La calotta polare ha infatti una funzione imprescindibile nell’equilibrio climatico della terra. La diminuzione di cui è oggetto negli ultimi decenni, porta a una minor riflessione dei raggi cosmici che, restando nell’atmosfera contribuiscono al suo surriscaldamento. Il traffico veicolare e la produzione di energia elettrica, per gran parte alimentati dai petroli che lavorano Shell e le sue concorrenti, aggrava la situazione, per non parlare del pericolo di spargimenti di greggio, che le piattaforme e i trasporti navali mantentengono sempre presente. La campagna Save the Arctic si propone di raggiungere il milione di firme. 500 mila delle quali sono già state presentate lo scorso 17 luglio presso la sede dei Lego a Billund, in Danimarca.

Lascia un tuo commento