La rivolta dell’acqua: un ingegnere cileno la ricava dall’aria, per aiutare la figlia

«Il nostro obiettivo è democratizzare l’acqua – dice la coppia di scienziati che ha inventato la strana macchina – ottenendo acqua dall’aria, si attiva un processo che potrebbe risolvere moltissimi problemi in Cile e nel mondo»

Abbondante acqua per tutti: il piano del cileno Pinto (foto: La rete)

Abbondante acqua per tutti: il piano del cileno Pinto (foto: La rete)

Laghi, fiumi, pioggia, riserve d’acqua. Il bene più prezioso della terra comincia a scarseggiare proprio in quei luoghi dove per secoli i nostri antenati sono andati a cercarla. La presa di coscienza del problema e il desiderio di aiutare la figlia, nata con un problema ai reni che non le permette di assumere sodio, elemento abbondante nell’acqua, ha spinto Hector Pinto, ingegnere cileno, a progettare un apparecchio che potesse generare acqua senza sodio. Fino a quel momento, solo macchinari medici o militari potevano fornire l’acqua adatta alla bambina e avevano un costo troppo elevato per un privato.

Hector e i suoi colleghi però hanno continuato a lavorare e, alla fine, sono riusciti a inventare Fresh Water, un dispositivo in grado di ottenere acqua pura dall’aria. «Con i cambiamenti climatici l’acqua non si trova più nei luoghi dove prima si cercava come fiumi e laghi – afferma Carlos Blamey, ingegnere navale amico di Hector e membro del progetto -, però dato che il pianeta funziona comunque in base a un equilibrio preciso, quell’acqua c’è ancora, solo che sotto forma di umidità presente nell’aria». Ed è proprio questo il principio alla base della loro invenzione: fresh water usa infatti la condensa presente nell’aria per creare pioggia al suo interno, poi filtra l’acqua e la purifica.

Il problema è stato trovare un finanziatore, qualcuno che credesse nel progetto di rivoluzionare il consumo (responsabile) dell’acqua ma anche in quello di alterare equilibri monetari spesso basati proprio sulla scarsezza di beni fondamentali alla sopravvivenza. A inizio 2014 il gruppo si è rivolto a SociaLab, un’organizzazione che aiuta le iniziative sociali e che ha ottenuto il denaro necessario per la realizzazione del progetto attraverso il finanziamento collettivo (o crowdfunding, un processo collaborativo di un gruppo di persone che utilizza il proprio denaro in comune per sostenere gli sforzi di persone e organizzazioni).

«Il nostro obiettivo – continua Blamey – è democratizzare l’acqua. Basta pensare che mentre l’acqua è un bene di consumo, l’aria è pubblica, è gratis. Ottenendo acqua dall’aria si attiva un processo che potrebbe risolvere moltissimi problemi in Cile e nel mondo, oltre adi aiutare nel caso di disastri naturali come il terremoto del 2010».

A quell’epoca, infatti, il paese dovette affrontare diversi scandali nati proprio dalla speculazione avvenuta sulla merce inviata da altri paesi come aiuti umanitari. La società cilena Cencosud, per esempio, che gestisce diverse catene di supermercati e appartiene a Horst Paulmann (numero 98 degli uomini più ricchi al mondo e numero 2 del Cile), fu denunciata dal fisco argentino (AFIP) per avere venduto merce che avrebbe dovuto essere distribuita gratuitamente beneficiando della sospensione delle imposte sulle esportazioni, prevista proprio nel caso di aiuti umanitari. Molti dei camion che al tempo attraversarono la frontiera erano carichi d’acqua.

«Vorremmo che Fresh Water diventasse per le famiglie come un altro elettrodomestico – continua Blamey – dato che ogni apparato può produrre acqua per una famiglia di quattro persone. Senza contare i vantaggi per le centinaia di comunità agricole presenti in Cile e in tutta l’America Latina che rischiano di scomparire, perché possono contare solo su una certa quantità d’acqua che viene loro distribuita e devono scegliere se usarla per sopravvivere o per irrigare i campi».

Al momento il costo del dispositivo – che può funzionare sia con elettricità che con energia solare – è di 1000 dollari (circa 900 euro), però la squadra di ingegneri sta lavorando per abbassare il costo a 700 dollari (620 euro): «Abbiamo bisogno di un maggior volume di produzione per poter ridurre i costi, speriamo di poterlo realizzare il prima possibile in modo che sempre più persone possano avere facile accesso a un bene vitale come l’acqua».

 

Questo articolo è stato pubblicato su Repubblica.it

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