Il record verde del Costa Rica: 75 giorni senza un grammo di combustibile fossile

La prima centrale idroelettrica è stata inaugurata nel 1880. Trent’anni fa, è diventato il primo paese dell’America Latina a sperimentare l’energia eolica. Oggi, è un esempio mondiale nel campo delle fonti rinnovabili e ha stabilito un primato di maggior tempo senza utilizzare idrocarburi per il fabbisogno nazionale grazie a sole, cascate e vulcani

 

Meraviglia immacolata: il record del Costa Rica nel rispetto dell'ambiente. (foto: La Rete)

Meraviglia immacolata: il record del Costa Rica nel rispetto dell’ambiente. (foto: La Rete)

Costa Ríca, puro surf y pura vida, dice Alejandro, originario della capitale San José, con la erre arrotata tipica del suo paese e quella musicalità nel tono della voce che contraddistingue i Caraibi e il Centro America. Una nazione, il Costa Rica, da cinque milioni di abitanti chiamata “La Svizzera dell’America Latina”, dove l’aspettativa di vita è oggi la più alta del continente a sud del Rio Bravo (79,4 anni). Questo piccolo stato pieno di luce, vegetazione, onde e spiagge, dove le stagioni non esistono e fanno sempre tra i 25 e i 30 gradi, per 75 giorni di seguito durante i primi mesi del 2015 non ha bruciato alcun combustibile fossile per generare elettricità.

Nel paese si sfruttano cinque fonti di energia: idrica, termica, geotermica, eolica e solare (in ordine di importanza). Gli impianti idroelettrici, di cui il primo entrò in funzione nel 1884 a San José, coprono quasi l’intero fabbisogno elettrico del paese. Se poi consideriamo le altre risorse energetiche, come le geotermiche, allora ci troviamo di fronte a uno Stato non solo libero dalla dipendenza dal carbone e dal petrolio ma che produce il 98.7% di elettricità verde. E mira al 100% per il 2016.

Con il turismo e l’agricoltura come industrie primarie, il Costa Rica ha bisogno di meno energia rispetto a paesi la cui economia è basata, per esempio, sulle fabbriche e l’industria mineraria. Sulla cima del Montecristo, a 2400 metri d’altezza, si sente il ronzio dell’impianto eolico. Poco più giù, il lago Arenal si estende nella valle: è la più grande riserva di acqua artificiale dell’America Centrale. Con una superficie di 88 chilometri quadrati, è il primo fornitore nazionale di energia idroelettrica, con una capacità di stoccaggio di 2,5 miliardi di metri cubi. Poco più in là, tre vulcani spiccano nel mezzo della vegetazione. Un mix di fonti di energie pulite che permetteranno al Costa Rica di trasformarsi nella prima nazione CO2-neutrale, ovvero con un impatto sull’ambiente pari a zero, da qui al 2021.

Negli anni ’80, il paese fu il primo in America Latina nella ricerca dell’energia eolica, come conferma Gilberto de la Cruz, direttore della pianificazione presso l’ICE, l’Istituto Costaricano per l’Elettricità: «Il nostro successo ecologico è il risultato di politiche progressiste messe in moto molto tempo prima che il cambiamento climatico diventasse un problema globale». Oggi, il Costa Rica può contare su nove parchi eolici attivi e otto in costruzione che saranno pronti entro il 2017. Il vento è la terza fonte d’energia, dopo il vapore delle viscere della terra. A nord-est della cittadina di Tilarán e sulle pendici dell’omonimo vulcano, c’è il campo geotermico Miravalles: l’acqua calda e il vapore generano 163,5 MW di elettricità. Accanto a Miravalles, una distesa di 4.300 pannelli fotovoltaici brilla al sole: con 22 mila metri quadrati, la sua capacità è di 1 MW. Significa migliaia di kilowatt al giorno e di tonnellate di carbonio in meno.

Il successo ecologico però dipende anche dalle piccole abitudini quotidiane. Ecco perché si sta promuovendo la costruzione di cucine a energia solare e trenini elettrici per supplire alla mancanza di trasporti pubblici.

Nella giungla intanto sta per essere completata la centrale idroelettrica Reventazon, al momento il più grande cantiere in America Centrale: una diga con un bacino di 118 milioni di metri cubici di acqua. La prima delle sue quattro turbine dovrebbe essere inaugurata a marzo 2016: un impianto da 1,4 miliardi di dollari, messi a disposizione da vari investitori, tra cui la Banca Mondiale. Reventazon produrrà energia per 525 mila famiglie, portando al 99,4% la copertura della rete elettrica nazionale.

 

Una versione di questo articolo è stata pubblicata su Repubblica Sera

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