Amazzonia: cala la deforestazione ma uccidono gli ambientalisti, siamo pronti al blackout?

Il governo brasiliano ha detto qualche giorno fa che il paese ha diminuito di molto l’abbattimento degli alberi in Amazzonia. La notizia fa felici gli USA, eppure proprio ieri hanno ucciso un ambientalista in prima linea contro la deforestazione illegale, un gesto che porta a pensare: ma voi ammazzereste qualcuno che denuncia un problema inesistente? E poi, se il Brasile smette di tagliare gli alberi, chi soddisferà la domanda mondiale di legname?

«La deforestazione dell’Amazzonia è diminuita in modo sensibile», ha detto venerdì il ministro dell’Ambiente brasiliano, Isabela Teixeira. È stata la più bassa dal 2004 ad oggi. Un vero record per un mondo ecologicamente sempre in affano, che prende fiato dalla maggior catena di montaggio naturale per la produzione di ossigeno dell’universo noto all’uomo.

L’Amazzonia è un sistema complesso e non solo dal punto di vista biologico. Da anni gli Stati Uniti ne rivendicano una proprietà internazionale, segnalando l’area come una terra di nessuno in alcuni libri delle scuole elementari. Ovviamente, esclusi gli spicchi in mano a Venezuela, Colombia, Ecuador, Perù, Bolivia e Paraguay, la maggior parte della sovranità territtoriale è del Brasile, come tutti hanno ben chiaro, nonostante Washington faccia finta di non saperlo.

Il paese si dice disposto a prestare l’orecchio alle questioni ambientali, ma al tempo stesso antepone le sue necessità di sviluppo a quelle di sopravvivenza di paesi industrializzati che, in generale, il secondo ed il terzo mondo considerano completamente responsabili per il surriscaldamento globale.

Joao Chupel Primo di 55 anni è stato assassinato ieri, con vari colpi d’arma da fuoco, perchè denunciava le attività di disboscamento illegale della foresta. Lo ha riferito la Commissione Pastorale della Terra (CPT), un’associazione ambientalista cattolica che si oppone alle ruspe ed alle seghe che cancellano il polmone del mondo. «Erano mesi che lo minacciavano», dicono dalla CPT, e se contiamo la sua morte, i sindacalisti uccisi da maggio ad oggi sono almeno 8.

8 omicidi in sei mesi non vi sembrano stridere un pò con la versione ufficiale di un’Amazzonia felice, sempre meno tagliata che vuol diffondere Brasilia? Insomma, per quanto selvaggio possa essere il cuore del Sudamerica, è difficile credere che le mafie abbiano perso la buona vecchia abitudine di ammazzare gli avversarsi scomodi.

Stando a quanto afferma il governo, la ragione principale per cui si tagliano gli alberi è quella di lasciare spazio ai pascoli di bestiame ed alle coltivazioni di soia, mais ed altri alimenti. Dietro a questo, c’è la forte domanda di materie prime che hanno iniziato a presentare la Cina e l’India durante gli ultimi anni, facendo la fortuna economica e l’arroganza politica dei paesi sudamericani che ne sono produttori.

Il taglio della memoria secolare del mondo mette a rischio il suo sistema respiratorio (fonte: la rete)

Il taglio della memoria secolare del mondo mette a rischio il suo sistema respiratorio (fonte: la rete)

Una recente analisi di mercato realizzata dall’agenzia Poyry Silvi-consult, però, dimostra che se per fare la soia ed il mais, si smetterà di fare il legname, allora si lascerà anche una grandissima domanda industriale completamente insoddisfatta. Dalla fine della fotosintesi clorofilliana in Amazzonia non deriva infatti solamente la legna da mobili o da ardere (più precisamente, da farne carbone), ma, per esempio, c’è tutta una produzione di carta che dall’America Latina si diffonde poi su scala globale.

Il “che fare” con l’Amazzonia è una spina nel fianco delle sinistre brasiliane, perchè da un lato si vorrebbe essere progressisti ed ecologisti, mentre dall’altro si deve far fronte alla possibilità di vender cibo ai cinesi e, tassando il ricavato, comprarne altro per i brasiliani.

Il mondo è pronto ad affrontare una polmonite? E se il Brasile decidesse di contrarla spontaneamente per sfamare i sui meninos de rua, l’Occidente avrebbe l’autorità morale per criticarlo, dopo aver inquinato il mondo dalla Rivoluzione Industriale ad oggi? Certo, non gli mancherà l’impunità per farlo. Saluti dal mondo nuovo.

1 commento

  1. michele scrive:

    I meninos de Rua moriranno comunque.
    SI può credere che la distanza tra baratro e salvezza si celi dietro al mancato accesso degli ultimi al mitizzato processo industriale, si può credere che la deforestazione sia un passaggio necessario verso il ritorno alla felicità, che i bio-fuel siano carburanti ecologici, e pure che il ministro dell’ambiente brasiliano non stia mentendo sapendo di mentire. Il soffocamento è un processo di morte un po più lento, forse anche elegante, di quello per denutrimento; l’ispessimento della barriera gassosa che genera l’effetto serra e la morte organica dei sottosuoli sono meno visibili di una giovane prostituta o di un giovane che scambia ad un semaforo del centro un proiettile per un portafoglio in pelle. Gonfiare pance e menti barattando biodiversità e ossigeno è un fare comune, dire o pensare di star salvando qualcuno è parte di situazionismo politico aggrappato a scadenze elettoralie tempi pubblicitari.
    Detto questo speriamo che i dati sulla deforestazione siano veramente in calo. Isabel Texteira non lo deve agli Stati Uniti o al mondo, nemmeno ai suoi elettori, semplicemente ai suoi figli, amici e vicini di casa.

    michele

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