18 gradi e caldo record al Polo Sud: colpa del riscaldamento globale?

Due basi argentine hanno registrato temperature eccezionali nella Penisola Antartica. C’erano stati 13° trent’anni fa, ma ora sono addirittura 17,5°. Gli scienziati sospettano sia colpa del riscaldamento globale

Minaccia tiepida: la temperatura sale, i ghiacci si sciolgono (foto: la rete)

Minaccia tiepida: la temperatura sale, i ghiacci si sciolgono (foto: la rete)

Buenos Aires – Sono temperature primaverili quelle registrate la settimana scorsa al Polo Sud, ma restano un segnale agghiacciante. Il 24 marzo, infatti, la base argentina Esperanza situata sulla Penisola Antartica, ha segnalato al Servizio Meteorologico Nazionale di Buenos Aires il record massimo mai raggiunto nella storia del continente ghiacciato: 17 gradi e mezzo. Il giorno prima, la base Marambio, che si trova sull’isola omonima a poche centinaia di km dall’installazione gemella, ne aveva misurati 17,4°, e aveva così battuto il precedente record di 13° raggiunto nel 1982.

Marzo è il mese più caldo dell’anno al Polo Sud e le basi argentine, affacciate sul mar di Weddell, si trovano in una delle zone più temperate dell’Antartide. Tuttavia, per dare la misura dell’anomalia, si può osservare che il giorno 23, precedente alla prima misurazione da record, i termometri della base cilena Presidente Frei, che si trova su un’isola a nord della lingua di terra in cui funziona Esperanza, ma sul versante freddo di una catena montuosa, non avevano superato gli 8 gradi.

Colpa del riscaldamento globale? Prima di determinarlo, gli esperti dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (Omm) dovranno confermare l’attendibilità dei rilevamenti segnalati dai loro colleghi all’estremo sud. Tuttavia, molti scienziati ritengono poco probabile che due basi abbiano simultaneamente sbagliato la misurazione, dando però risultati identici. Il professor Ricardo Jaña, responsabile all’Istituto Antartico Cileno, e intervistato oggi dai media nazionali, ha già comunicato di aver scoperto una massa d’aria calda che confermerebbe l’allarme lanciato dagli osservatori argentini.

Fenomeni del genere, vengono ritenuti preoccupanti se coprono un’area estesa e se si prolungano nel tempo, tutti fattori che questa canicola polare starebbe già manifestando. «Sopra i 15 gradi si fondono gli strati superficiali dei ghiacciai e delle piattaforme (i banchi gelati cresciuti sul mare)», ha spiegato Jaña. Nel 2002, sempre in marzo, temperature inferiori a queste avevano portato al collasso della barriera Larsen B, un lago ghiacciato grande come la Val d’Aosta, che esisteva da circa 12 mila anni. All’epoca, Larsen fu considerata una delle vittime celebri del riscaldamento globale e gli scienziati rimasero attoniti davanti alla rapidità con cui era scomparso, contribuendo all’innalzamento del livello dei mari.

Una versione di questo articolo è stata pubblicata su LaStampa.it

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